ts-sony-alpha-a7c-mirrorless-digital-camera

A7C, la mirrorless Full Frame più piccola al mondo

Sony cerca altri spazi nella gamma mirrorless Full Frame, inserendo alla base della gamma A7 un modello più compatto.

Sony non si ferma più sul fronte fotografico che più le ha dato soddisfazioni negli ultimi anni: le mirrorless Full Frame. Pochi mesi dopo il lancio della A7SIII, questa volta debutta una nuova macchina della stessa serie: si tratta di Alhpa A7C. Dove quel C sta per “compact” e la speranza di Sony è di convincere i fotoamatori che finora non sono passati a una Full Frame a farlo, visto che questa macchina promette dimensioni e pesi molto più simili a quelli delle APS-C.

Abbiamo avuto molto di prendere confidenza con la nuova nata di casa Sony in anteprima, qualche giorno prima del lancio ufficiale, anche se solo per poco più di 24 ore. Non abbastanza per capire l’apparecchio a fondo ma quanto basta per farsi un’idea concreta e rispondere alla questione più importante: questa macchina va comperata? Il responso ovviamente cambia da utente a utente, ma tutti saranno in grado, leggendo questa prova in anteprima, di darsi la propria risposta.

Prova per differenza: la A7C è la sorella minore dell’A7III in un nuovo look

Basta scorrere le caratteristiche: la A7C è una specie di sorella minore della acclamata e molto diffusa tra gli amatori Alpha 7 III. E colpisce per certi versi che esca oggi una macchina che di fatto ricalca le prestazioni fotografiche di un modello, certamente azzeccato, ma di oltre due anni fa. Sì, perché le caratteristiche sono molto simili: sensore Full Frame CMOS Exmor R retroilluminato da 24,2 megapixel; batteria Z ad alta potenza; eye focus per umani ed animali; stabilizzatore in-body a 5 assi e 5 stop di recupero; raffica a 10 FPS; ingresso microfonico minijack e uscita cuffia e HDMI. E ancora: medesima risoluzione del mirino oculare, da circa 2 milioni 350 mila punti; messa a fuoco a 693 punti; menù pressoché identico; connettività Bluetooth e Wi-Fi; corpo in magnesio. Insomma, nella nuova A7C c’è molto della A7 III, tanto che una prova non può che essere fatta “per differenza”.

E allora veniamo alle differenze: quelle più grosse, una volta chiusa la scheda tecnica, si scoprono all’apertura della scatola. Partiamo dal “new look”: per la prima volta una Alpha diventa “bi-color”, con la parte alta in metallo satinato e il resto del corpo nero. Una novità completa per Sony, ma non certo per il mondo della fotografia. Il nuovo look ricorda molto da vicino certe Fujifilm, alcune Leica e certamente l’estetica Olympus.

Un bel salto concettuale, che rende questo modello un po’ più “old fashioned” delle altre A7 e probabilmente anche più amichevole per un’utenza con un passato di reflex a pellicola.

In ogni caso esisterà anche una versione in finitura interamente nera che però in Italia arriverà solamente più avanti.

La Full Frame più piccola e leggera del mondo (almeno per ora)

Ma il vero sussulto arriva dalle dimensioni e dal peso: il telaio della A7C è di chiara derivazione APS-C e ricorda da vicino quella A6600 lanciata lo scorso anno che rappresenta il punto più alto delle mirrorless Sony in formato non Full Frame. Rispetto alla A7 III cambia molto la distribuzione degli elementi: il mirino non è più centrale, non c’è più il rigonfiamento del finto pentaprisma, che però garantiva lo spazio per un’ottica del mirino eccellente; il grip diventa molto più piccolo, pur contenendo la medesima batteria, piccolo miracolo di integrazione che avevamo già visto sulla A6600.

Si perde una ghiera rotativa (quella frontale destinata all’indice) ma in compenso sulla parte alta compare il tasto rosso per la ripresa video, scelta che conferma la tendenza Sony degli ultimi mesi già vista con la piccola vlog cam ZV-1 e con la più importante A7S III.

Tre modelli Sony per un confronto dimensionale: al centro la nuova A7C; a destra la A7 III, con il classico telaio della famiglia Full Frame di Sony; a sinistra la A6400, uno dei grandi classici della gamma APS-C, da cui la A7C ha ereditato l’impostazione.

Dagli stessi due modelli, anche la A7C eredita il display ribaltabile in avanti: troppo utile per i video-selfie e decisamente troppo versatile per tornare a quello basculante solo verso il basso o l’alto che – crediamo – non vedremo più sui prossimi modelli.

Uno dei grandi vantaggi del nuovo layout dello schermo è quello di poterlo chiudere tenendo il retro in plastica sull’esterno, così da proteggere il display da graffi: in questo modo la macchina può essere riposta nello nello zaino insieme ad altre cose senza paura di rovinare lo schermo.

Le dimensioni della A7C sono certamente inferiori alle altre A7, forse meno di quanto ci si potrebbe aspettare visto che abbiamo a che fare con la “più piccola del mondo”.

La larghezza è pressoché identica; lo spessore più contenuto, ma non drasticamente diverso; l’altezza è invece decisamente inferiore, visto che tutta la parte dell’oculare è “in sagoma”.

Ma soprattutto è il grip a essere più piccolo, il che corrisponde a una “borsabilità” (ci sia consentito il termine non bellissimo) nettamente più alta. Non è solo una questione di volume, che peraltro diminuisce del 19%, ma di “sporgenze”: la A7C è più “rettangolare”, ha il grip più piccolo e non ha la torretta dell’oculare e come tale occupa molto meno spazio nello zaino.

Ma è anche una questione di peso: dei 650 grammi della A7 III, questa macchina ne perde quasi 150, il che potrebbe non sembrare un miracolo: è pieno il mondo di corpi macchina da mezzo chilo. La cosa stupefacente è che la A7C rispetto alla sorella maggiore praticamente non perde nulla in termini di prestazioni, con il suo sensore Full Frame e tutte le altre caratteristiche in comune. Anzi, guadagna su un aspetto che avremmo invece, sulla carta, definito problematico, ovverosia la capacità di dissipare calore: era lecito intuire che, con un corpo più compatto, la A7C avrebbe mostrato qualche problema di surriscaldamento con le riprese video. Non c’è stato tempo di fare prove approfondite da questo punto di vista, ma Sony assicura che le cose siano addirittura migliorate: ripresa video senza limiti temporali previsti (a patto di avere scheda e batteria sufficienti).

Il prezzo delle dimensioni ridotte

I giapponesi, si sa, sono maniaci della miniaturizzazione. E ci immaginiamo la scena quando un ingegnere, dopo aver passato mesi e mesi chiuso in laboratorio con il suo staff, ha presentato al board di Sony il mock-up della A7C: applausi. Meritati, visto che il risultato è eccellente; e visto che il punto di partenza era una macchina già molto ottimizzata e giunta alla terza revisione. Ma tutto ha un prezzo, la miniaturizzazione si paga. E non parliamo (per ora) di euro: di quello ragioneremo in conclusione della prova. C’è un prezzo che Sony fa pagare all’utente in cambio delle ridotte dimensioni. Il primo – il più caro a nostro avviso – è il mirino: la risoluzione è la stessa ma cambia drasticamente la dimensione e soprattutto l’ottica che ne permette la visione nell’oculare.

Mirini a confronto: quello della A7 III (a sinistra) è nettamente più grande e generoso di quello che equipaggia la nuova A7C (a destra), sia per quanto riguarda il gommino di appoggio, che nella sorella maggiore avvolge l’occhio e nella piccola non prevede un vero e proprio contatto e, soprattutto, per la dimensione: difficile avere una posizione che permetta piena nitidezza su tutto il quadro.

Una mirrorless deve avere un mirino oculare digitale impeccabile, perché il sacrificio che si chiede al fotografo di arrivo dalle reflex, è di rinunciare a un mirino ottico, dove i soggetti si vedono bene di sicuro perché sono “veri”. Il mirino oculare di questa A7C è limitato, non ha la linearità, la nitidezza ai bordi e la dimensione di quello della A7 III e delle altre A7, un vero tallone d’Achille.

Certamente, si è trattata di una scelta obbligata. Il confronto dimensionale parla chiaro: se non si fosse ridotto il mirino in sagoma, rubando il progetto alla serie A6000, sarebbe stato pressoché impossibile ridurre così drasticamente le dimensioni della macchina e si sarebbe finiti per sconfessare quella “C” che è l’elemento differenziante della sigla e della macchina.

I tasti sul posteriore sono meno del solito: si perde il classico layout con 4 tasti attorno alla ghiera rotativa

Una scelta molto meno obbligata, che rientra nei costi indiretti della dimensione compatta, è quella della quasi completa eliminazione dei tasti C, i tasti personalizzabili da menù che tanto sono utili per accedere direttamente alle funzioni più usate,  soprattutto in considerazione del menù Sony tradizionale, non il più facile in cui orientarsi.  Sulla A7 III i tasti C sono quattro (e servono tutti), su questa macchina ce n’è solo uno, in coabitazione con il tasto per cancellare le foto. La cosa è strana e suona quasi come una “cattiveria” gratuita visto che macchine Sony nella stessa classe dimensionale o addirittura più piccole hanno dotazioni superiori o al massimo uguali. Ha due tasti custom la A6400 e anche la piccolissima Vlog Cam ZV1 ne ha uno.

Nella parte alta della A7C ci sarebbe spazio per almeno un paio di tasti programmabili mancanti, per lo meno sul lato sinistro.

Sulla parte alta del telaio, sopra il mirino, lo spazio per due tasti C c’era ma probabilmente qui ha giocato la voglia di creare un po’ di differenziazione con le funzioni della A7 III, altrimenti troppo simili a quelle della nuova A7C.

Sul fianco della macchina trovano posto lo slot per una SD card e la classica serie di connessioni della famiglia A7: uscita cuffia, ingresso microfonico, micro HDMI e porta USB-C, utilizzabile anche per alimentare la macchina mentre è in funzione.

Si perde anche il doppio slot SD, che certamente è comodo ma non indispensabile: lo slot singolo, peraltro ben posizionato (si cambia card senza staccare la macchina da treppiede), è più che sufficiente.

L’ottica conta su peso e dimensioni (e per questo Sony si è inventata un pancake 28-60)

Ma che succede se a questa A7C ci colleghiamo una bella ottica Gmaster Full Frame (noi abbiamo provato con il generoso 135 F1.8)? Beh, semplice: il suffisso “C” perde di significato. Sì, perché alla fine è l’ottica, ancor più del corpo macchina, che ti determina l’ingombro totale della fotocamera. E in certi casi anche il peso: basti pensare che il 135 da noi provato con questa macchina per qualche scatto pesa (solo lui) praticamente il doppio del corpo. In pratica si passa da mezzo chilo della A7C “nuda” a circa un chilo e mezzo dell’insieme; sarebbero stati 1 Kg e 650 grammi con le altre A7. A cosa serve, allora, questa C se alla fine l’ottica incide di più sul peso e sulle dimensioni del resto?

Per rispondere a questa domanda, Sony ha lanciato questa A7C con un’ottica pensata espressamente per questo taglio di macchina: si tratta di un pancake 28-60 F4-5.6, leggerissimo e, quando è chiuso, decisamente compatto.

Premettiamo di non amare le ottiche che non funzionano se non “estese” (scelta fatta anche da Nikon per l’ottica corta delle sue mirrorless full frame Z): quindi non abbiamo amato neppure questa. Il classico scenario è che compare di colpo un soggetto, giusto il tempo di impugnare la macchina e bisogna scattare, prima che la situazione da catturare svanisca: un’ottica retraibile fa inevitabilmente perdere lo scatto (a meno che non la si tenga al collo già estesa).

Certo che i vantaggi di un’ottica di questo tipo si sentono. Innanzitutto si tratta di una delle ottiche più piccole e leggere tra quelle Full Frame: l’altezza è di soli 45 mm (da chiusa); la bilancia ferma le lancette a 176 g.

A sinistra l’ottica kit 28-60, a destra lo Zeiss 24-70: due ottiche simili per dati di targa, seppure di classe diversa. Il confronto dimensionale è evidente, anche in considerazione che la lente piccola deve essere estesa per l’utilizzo. Il peso dell’ottica Zeiss è più che doppio rispetto alla piccola ottica kit della A7C.

Un’ottica che svolge occhio e croce la medesima funzione è quella che abbiamo sulla nostra A7 III, la 24-70 F4 Zeiss, la cui altezza è di 94 mm (il doppio) e il peso è di 426g (circa due volte e mezza).

Così si presenta il confronto anche ad ottica 28-60 estesa per l’utilizzo immediato.

Certo, si tratta di ottiche diverse: la piccola pancake ha, per esempio, un fuoco minimo un po’ lungo (saremo nell’ordine dei 30 cm circa) e probabilmente prestazioni ottiche non da lente Zeiss. Ma è l’elemento che rende, almeno per le applicazioni più comuni, la A7C veramente compact: difficile poter girare in Full Frame più leggeri e compatti. Per questo motivo, la preferenza tra le due versioni (con e senza ottica) va certamente a quella in kit: la configurazione standard da mettere in borsa è quella, anche se si è liberi di montare a questa macchina qualsiasi altra ottica attacco E Full Frame.

Il feeling di utilizzo: belle estetica e materiali, un po’ meno “pro” nell’ergonomia

Sony ci ha spiegato che la A7C nasce da una consapevolezza, emersa nei tanti focus group organizzati dall’azienda: più della metà dei clienti Sony con mirrorless in formato APS-C (la classe A6000 per intenderci), ha scartato una Full Frame principalmente per peso e ingombro. Insomma, non sono stati spaventati dalla spesa ma dallo zaino necessario per il corredo. Con queste premesse, la A7C si candiderebbe a fare da “traghettatore” di clienti verso la “specialità” di Sony, la Full Frame, anche per coloro che stanno scappando dalle macchine più grosse. Ovviamente parliamo di persone che non hanno memoria delle “vecchie” reflex: le Full Frame di qualche anno fa sembrano degli elefanti rispetto a questa macchina, ma anche rispetto alla maggior parte delle mirrorless Full Frame, che onestamente non possono certo spaventare un fotoamatore storico per peso e ingombro. Ma se si è consumata la propria esperienza di fotografo nel campo delle compatte o delle micro 4:3, questo taglio è quello in grado di convincere.

E – se proprio dovessimo dire – la A7C ci sembra tagliata proprio per questo target, non solo nelle dimensioni ma anche nel look, che ricorda troppo da vicino certe realizzazioni di Olympus, marchio che è destinato a sparire o rimensionarsi sul mercato.

Ci siamo messi alla guida di questa A7C con lo spirito del transfuga dal micro 4:3 più che con quello dell’appassionato utente di qualche altro modello A7. Sì, perché con quest’ultimo approccio, la A7C la si boccia: i sacrifici che chiede, soprattutto al mirino, potrebbero non essere bilanciati dal vantaggio della compattezza.

Con gli occhi di un utente più moderato, invece, ci siamo trovati tutta la qualità di una full frame, soprattutto sulla resa con basse luci e ad alti ISO, impensabile per i sensori più piccoli, in un corpo che non è drasticamente diverso da quello delle APS-C e delle micro 4:3.

Una delle novità di questa macchina rispetto alle altre A7, è l’otturatore, rivisto per essere più compatto: il tempo minimo di scatto scende da 1/8000 a 1/4000, una perdita trascurabile della stragrande maggioranza delle situazioni.

L’estetica – confessiamo – spiazza un utente Sony: il family look è tradito da questa macchina, a meno che questo non diventi la nuova estetica delle prossime uscite della serie A7, cosa alla quale onestamente non crediamo. Ma, alla fine, dobbiamo dire che questo tocco di silver, unito a materiali di qualità, è piacevole. Il feeling, per esempio, della ghiera dentata dei modi di scatto, è eccellente, massiccio.

Il grip merita due parole: la minore altezza, come già accade con le A6000, lascia all’impugnatura della macchina solo due dita, il medio e l’anulare. Il mignolo finisce sotto la macchina, mentre il pollice è opposto per la tenuta e l’indice – ovviamente – sul tasto di scatto. Così la presa è un po’ meno salda di quanto non accada con la A7 III, ma comunque molto buona, soprattutto se si lavora con l’ottica piccola. Quando montiamo un’ottica più pesante, come la GMaster 24-70 F2.8, il discorso cambia e la seconda mano a supporto della lente diventa necessaria, almeno per chi non può contare su polsi di ferro.

Il tasto Menu è collocato in una posizione che non riusciamo a spiegarci, lontano da ogni comune “itinerario” percorso dalle dita della mano destra durante l’impugnatura.

Al di là della mancanza della ghiera frontale e dei tasti C, l’ergonomia nell’uso pratico è compromessa anche dalla posizione scelta per il tasto Menu, uno di quelli che si usa di più. Si trova nel mezzo del pannello posteriore, in una posizione che non si tocca mai naturalmente ma che bisogna andare a prendere usando una seconda mano, o per premere il tasto o per tenere la macchina: con il pollice non ci si arriva. Perché questa decisione? Ci sono almeno altri 10 posti in cui era meglio mettere il tasto menù. 

Qualche scatto di prova: c’è tutto il DNA della famiglia A7

Nelle ore di prova (perché sono letteralmente state ore) siamo andati a fare qualche scatto in giro per Milano. La giornata dal cielo biancastro non si è dimostrata certo la migliore per tirare fuori il meglio del sensore Sony. Malgrado ciò, possiamo dire chiaramente che siamo di fronte alla classica grande qualità del sensore da 24 megapixel di Sony: ci ritroviamo perfettamente con l’atteggiamento di scatto che già abbiamo conosciuto su A7 III.

La risoluzione del sensore, alta ma non ai livelli della A7R, non tira il collo all’ottica, neppure a quella economica e compatta in dotazione, che non mostra grandi distorsioni né vignettature, dimostrando così che il matrimonio tra A7C e questo obiettivo è ben riuscito. Certo, il 28-60 non ha uno sfuocato da urlo, anzi: la focale corta e l’apertura limitata non sono troppo indulgenti verso chi ha velleità artistiche, tocca accontentarsi.

Malgrado ciò, il dettaglio non è male: abbiamo provato a fare la stessa foto con l’ottica in kit e un migliore Zeiss 24-70 F4 e la resa è paragonabile: una buona notizia, visto che l’ottica Zeiss costa il doppio.

Passando a qualcosa di più impegnativo, abbiamo collegato il piccolo corpo macchina al prime lens 135mm f1.8 Gmaster, ottica che costa tanto quanto il corpo macchina e che, ovviamente, ha una gestione della sfuocatura veramente sofisticata e piacevole.

Ottimo, come sempre con le A7, anche il fuoco: il soggetto che si avvicina velocemente a noi viene agganciato e tenuto perfettamente fino al momento dello scatto.

Gli scatti a diversi ISO: grande resistenza alle alte sensibilità

Il banco di prova più significativo per una Full Frame è dimostrare cos’è capace di fare con le basse luci: ci siamo quindi chiusi in studio, abbiamo spento tutte le luci e siamo rimasti letteralmente a lume di candela, anzi di candele, due. Con la macchina a treppiede e l’ottica kit, abbiamo scalato gli ISO lasciando alla macchina il compito di compensare da sé i tempi di scatto per garantire una buona esposizione. Su queste foto non è stato applicato alcun filtro di denoise. Si consiglia di aprire le fotografie originali per valutare la qualità ISO.

Nella visione d’insieme, lo scatto resta godibilissimo fino alla ragguardevole sensibilità di ISO 25600; andando oltre, a 51200 ISO, lo sfondo, oltre che un po’ troppo rumoroso, risulta un po’ macchiato: a 102400 ISO ci si deve arrivare solo in caso di vera disperazione, altrimenti meglio evitare.

Se invece andiamo a guardare i microdettagli, come le piccolissime scritte sui condensatori della motherboard, il grande salto si ha oltre i 6400 ISO, sopra i quali le scritte più piccole non si leggono più. Ma a 6400 o sotto la qualità è eccellente; e siamo davvero con solo due fiammelle di luce. Un risultato francamente impensabile solo qualche anno fa e che molte macchine ancora oggi si sognano. Se poi pensiamo che questi risultati sono stati ottenuti con l’ottica in dotazione, capiamo cosa possa dare questa macchina con ottiche qualitativamente migliori.

I prezzi: a prezzo di listino non convince. A 500 euro meno sarebbe OK

E veniamo ai prezzi: la A7C, disponibile da ottobre, ha un prezzo di listino di 2100 euro, nella versione solo corpo, che diventano 2400 per quella in kit con il 28-60 pancake. In particolare quest’ottica arriverà anche fuori dal kit, ma solo tra qualche mese, e avrà un costo di 500 euro.

Capiamo che gestire l’alchimia di una gamma A7 diventata oramai molto ampia, con macchine dalle prestazioni oramai inevitabilmente simili e con tempi di introduzione anche molto diversi, sia una brutta gatta da pelare. Trovare il giusto bilanciamento per dare un senso e una scalabilità a tutti i prezzi, non è semplice, anche in considerazione del fatto che molti modelli del passato, anche superati da nuove release, sono ancora in produzione e in commercio (si pensi per esempio alle A7 prima serie, di cui sono in circolazione ancora le ultime, o la A7 II).

Il problema di questa A7C è che a circa 2100 euro è in vendita nei principali store di elettronica (e non da siti di dubbio rigore fiscale) la A7 III addirittura in versione kit con l’ottica 28-70.

Cioè, stante la situazione attuale di mercato, si crea l’inversione dei prezzi, con cui la versione compatta finisce per costare di più della A7 III che senza tema di smentita può essere considerata la sorella maggiore. Così non va: o il mercato fa veloce a ritracciare il prezzo della A7C almeno 500 euro sotto, portandola il kit a 1900 euro, o altrimenti sembra difficile consigliare questo modello, pur ben congegnato. A meno che, nel giro di poco tempo non tocchi alla A7 III essere superata da una nuova e ancora più entusiasmante A7 IV: a quel punto il benchmark diventerebbe la nuova macchina con un nuovo prezzo di listino più in proporzione con quello della A7C. Questo sistemerebbe un po’ le cose, ma comunque non leverebbe di torno l’agguerrita concorrenza interna: la A7 III, un po’ più grande, certo, ma con una dotazione migliore in termini di ghiere, tasti e soprattutto mirino oculare, resta, a parità di prezzo, una scelta preferibile. Insomma, non basta il display ribaltabile (che hanno macchine anche molto più umili) a rendere competitiva una A7C sopra i 2000 euro.

Quindi, sintetizzando, il nostro giudizio sulla A7C è assolutamente positivo, senza considerare il prezzo. Il prezzo, almeno quello di listino, la mette però fuori gioco; se il prezzo scende sensibilmente, invece, questa macchina ha le carte in regola per diventare il best seller di ingresso nella categoria Full Frame. In fondo – va riconosciuto – questa macchina porta con sé tutta l’esperienza vincente di Sony nel segmento Full Frame in un form factor adatto a un pubblico ancora più ampio. Al quale però non si può chiedere di sfiorare i 2500 euro per macchina e una prima, piccola, ottica.

[acf field=”url”]
alpha-7s-iii_card_02

Sony A7S III

“S” come sensibilità

La nuova Sony A7S III offre funzionalità video in 4K a 120p, registrazione 4:2:2 a 10 bit, oltre 15 stop di gamma dinamica, prestazioni AF ottimizzate e molto altro. Scopriamo tutti i dettagli dopo la presentazione ufficiale di oggi pomeriggio!

Dopo molte voci, smentite e snervanti attese, ecco che arriva in via ufficiale la nuova Sony A7s III. Come ben sappiamo si tratta di una mirrorless pensata soprattutto per i videomaker, ma non solo: le parole chiave sono sensibilità e qualità d’immagine che fotografi e videomaker potranno sfruttare a loro piacimento.

[acf field=”url”]
edelkrone

Edelkrone SliderPlus

Chi è Edelkrone?

edelkrone è un’azienda innovativa che opera nel campo dei rig per videocamere e DSLR, conosciuta ormai nel mondo per i suoi prodotti orientati all’utente, disegnati in maniera intelligente.

Lo slider SliderPLUS Small

Lo slider Edelkrone ha un sistema di scorrimento innovativo, in pratica è un carrello che scorre su un binario, che quando viene montato su cavalletto permette di ottenere un movimento che è pari al doppio della sua lunghezza.

Il materiale è compatto e robusto. Il punto debole l’ho notato nella cinghia, è facile scontrarla essendo abbastanza esposta e questo può causare un suo allentamento. Il blocco sul carrello è utile inserirlo sempre quando non utilizzato.

Lo scorrimento è molto fluido, forse troppo, per movimenti lenti sento il bisogno di una frizione, su quelli veloci nessun problema, sicuramente è un prodotto studiato più per un movimento meccanico che manuale.

Il modello small ha il suo grosso vantaggio nelle dimensioni: 33x9x5cm sta comodamente in uno zaino fotografico e si usa un solo cavalletto, sui modelli più lunghi bisogna fare molta attenzione allo sbilanciamento che entra in gioco quando il carrello è nella parte più esterna dello slider.

Cos’è l’Action Module

L’Action Module è il suo sistema di scorrimento motorizzato, che necessita della sostituzione della cinghia (operazione molto semplice da eseguire grazie alle video guide del supporto).

Vi è la possibilità di alimentazione a rete o batterie (io ho scelto la piastra per le LP-E6 Canon).
Consiglio: prima di collegare le piastre controllate la polarità, l’inserimento del modulo è semplice e veloce.

Lo switch di accensione è da migliorare, molto piccolo, ho l’impressione che non sia molto robusto. Il display è molto luminoso e funzionale, un solo tasto per tutte le funzioni. E’ presente il connettore di collegamento per collegare la DSLR (nell’ordine è necessario comunicarne il modello) per Timelapse o Stop Motion.

Il motore dell’Action Module ha un ronzio contenuto a bassi regimi, si avverte a velocità medio/alta, per questo consiglio il movimento a mano negli ambienti silenziosi o ad esempio durante le interviste, il Target invece é estremamente silenzioso, quindi si può tranquillamente utilizzare per mantenere, durante la carrellata, il soggetto al centro.

5 modalità di utilizzo

Le modalità di utilizzo disponibili sono:

  • [Wizard] si impostano le posizioni di start/end del carrello, velocità e accelerazione. Possibilità di loop.
  • [Photo timelapse] si imposta durata della ripresa, numero FPS, durata del video, posizione di partenza e di fine del carrello.
  • [Video Timelapse] si imposta posizione di start/end del carrello, durata della ripresa.
  • [Stop Motion] si imposta come per il timelapse, solo che lo scatto si attiva manualmente.
  • [Macro] si imposta velocità, non è possibile impostare una posizione start/end del carrello.

[acf field=”url”]

Nikon-D780-in-hand-side

Nikon D780

La prima regola è che non ci sono regole

Non lasciare che qualcosa si frapponga fra te e la tua visione. La D780 ti offre tutto ciò che ti aspetteresti da una DSLR di livello professionale e molto di più. Una visione chiara. Lunga durata della batteria. Struttura robusta. Inoltre, due sistemi AF rapidi e affidabili, una funzione di inseguimento fenomenale, un ampio intervallo di sensibilità ISO e altro ancora. Spontaneità o messa in scena. Immagini fisse o filmati. Questa DSLR a pieno formato è senza limiti.

Benvenuto in un nuovo livello di flessibilità. La D780 a pieno formato è dotata di un sistema AF ibrido veloce e dedicato per le riprese Live View e di un sistema AF a rilevazione di fase rapido e affidabile per le riprese con il mirino. In Live View, il sistema AF estremamente preciso offre 273 punti AF sul sensore ed Eye-Detection AF. Durante le riprese attraverso il mirino, puoi sfruttare il potente sistema AF a 51 punti di Nikon, caratterizzato da eccezionali funzionalità di inseguimento.

Il sistema AF a rilevazione di fase a 51 punti ha una sensibilità fino a-3 EV e il luminoso mirino ottico consente una conferma nitida e in tempo reale dell’azione inquadrata. Insegui i soggetti ad altissima velocità, anche in condizioni di scarsa illuminazione.

Durante le riprese con il mirino, il sistema AF a 51 punti ti consente di adattarti istantaneamente con un rapido passaggio tra i modi AF avanzati. Sfrutta l’acquisizione veloce e l’incredibile isolamento con il modo Area AF a gruppo.

Durante le riprese in Live View, il sistema AF ibrido a 273 punti copre circa il 90% del fotogramma in orizzontale e circa il 90% in verticale. Il monitor inclinabile ti consente di scegliere l’angolazione migliore e di toccare per scattare e azionare le funzioni AF.

Il sistema AF ibrido a 273 punti ha una sensibilità fino a -4 EV quando utilizzi un obiettivo che ha un’apertura massima di almeno f/2. Per le scene molto scure, è possibile attivare l’AF con scarsa illuminazione e scattare fino a-6 EV con AE.

Cattura lo sguardo

Quando riprendi immagini fisse in Live View, il sistema AF ibrido con Eye-Detection AF si blocca sugli occhi del soggetto, mantenendoli costantemente inquadrati. Non importa che si tratti di una singola persona o di un volto in mezzo alla folla. Puoi selezionare l’occhio da mettere a fuoco tramite il multi-selettore e la fotocamera mantiene la messa a fuoco anche se il soggetto si muove costantemente.

Sfrutta le sequenze di scatto fino a 7 fps con AF/AE durante le riprese attraverso il mirino. Raggiungi i 12 fps durante le riprese nel modo Fotografia live view silenziosa. Avrai immagini a piena risoluzione, anche durante le riprese in formato RAW.

Vuoi mostrare i movimenti all’interno degli stessi? Scatta in Live View per catturare immagini fisse Full HD (2 MP) fino a 120 fps. In alternativa, puoi acquisire immagini fisse 4K/UHD (8 MP) fino a 30 fps.

Senza ostacoli che ti rallentino, sei libero di creare a tuo piacimento. L’eccellente protezione dalle condizioni atmosferiche avverse e il robusto corpo macchina in lega di magnesio assicurano che la D780 sia pronta per essere utilizzata ovunque. I doppi alloggiamenti accettano card SD UHS-II in grado di gestire con facilità le alte velocità di sequenze di scatto della fotocamera e di tenere pulito il buffer. La profonda impugnatura e la lunga durata della batteria fanno la differenza in caso di riprese prolungate.

ADATTA

Puoi modificare rapidamente le impostazioni principali con un semplice tocco o con le ghiere di comando. Durante le riprese con messa a fuoco manuale, il telemetro elettronico della fotocamera consente di verificare se il punto AF selezionato è a fuoco.

CONFERMA

Il mirino ottico da 0,70x offre un ampio campo visivo e una copertura del 100%. L’ampio monitor LCD inclinabile da 2359 k-punti consente di verificare rapidamente gli scatti toccando due volte per visualizzare il 100% dell’area immagine.

RIVEDI

Il menu di ritocco della fotocamera semplifica la rifilatura e ora ti consente di ritagliare in orizzontale o in verticale. Puoi eliminare gli scatti indesiderati da un solo alloggiamento della card o da entrambe le card contemporaneamente.

Panorami spettacolari. Azione estrema. Il sensore CMOS a pieno formato da 24,5 MP retroilluminato e il processore di immagine EXPEED 6 offrono un’ampia gamma dinamica e prestazioni eccellenti in tutta la vastissima gamma di sensibilità ISO. Lo stesso sensore RGB a 180 K pixel e il sistema avanzato di riconoscimento scena del modello D850 garantiscono una precisione incredibile.

Sentiti libero di creare il tuo capolavoro

La fotocamera D780 ti consente di lavorare direttamente con gli obiettivi NIKKOR con baionetta F-Mount preferiti ed è compatibile con tutti i lampeggiatori Nikon. La funzione di illuminazione avanzata senza cavi con radiocomando è completamente supportata, consentendoti di utilizzare la versatile unità flash SB-5000. Le funzioni di trasferimento dati ad alta velocità della fotocamera e la connettività wireless semplificano la condivisione delle immagini.

La fotocamera D780 utilizza la risoluzione del sensore di immagine 6K per produrre sequenze 4K/UHD ad altissima risoluzione a 30p/25p/24p senza fattore di ritaglio. Puoi registrare sequenze al rallentatore in Full HD e fino a 120p, con l’audio. Inoltre, puoi registrare sequenze in formato DX con frequenze fotogrammi di 50/60p. Puoi impostare la velocità AF e la sensibilità di inseguimento dell’AF durante la registrazione. Inoltre, per i video, hai a disposizione quattro modi area AF.

Conserva fino a 12 stop di gamma dinamica per una maggiore flessibilità durante le operazioni di modifica e gradazione. La registrazione con N-Log a una profondità di 10 bit ti consente di recuperare 4 volte più informazioni rispetto a una registrazione standard a 8 bit.

canon_EOS_90D_360c_324654534168

Canon 90D

Ideale per la fotografia naturalistica e sportiva

La fotocamera EOS 90D presenta un sensore APS-C da 32.5 MP con un fattore di moltiplicazione della focale di 1.6x rispetto a una full-frame. È ideale per quando ci si ritrova in mezzo all’azione.

Massima libertà di ritaglio e ricomposizione

Le immagini ad altissima risoluzione della fotocamera EOS 90D da 32.5 megapixel possono essere ritagliate, ruotate e ridimensionate con una qualità dell’immagine e un livello di dettaglio sufficienti per stampe di grandi dimensioni. Scopri i particolari all’interno della scena e modifica la composizione dell’immagine fino a ottenere il risultato perfetto.

Cogli l’attimo fuggente

Immortala i momenti che è impossibile vedere a occhio nudo, scattando fotografie da 32.5 megapixel fino a 10 frame al secondo. L’elevata sensibilità ISO (fino a ISO 25.600) permette di congelare l’azione con velocità dell’otturatore fino a 1/8000 sec.

Per una visuale più chiara

La fotocamera EOS 90D presenta un mirino ottico luminoso con una copertura di circa il 100%, consentendo di osservare lo svolgimento dell’azione in tempo reale e facilitando il tracciamento dei soggetti in rapido movimento, come ad esempio gli uccelli in volo. Il display intelligente e personalizzabile mostra le informazioni di scatto fondamentali, per sapere sempre cosa succede anche quando si è sotto pressione.

Il touchscreen orientabile della fotocamera EOS 90D consente di scattare comodamente da diverse angolazioni. Per mettere a fuoco e scattare è sufficiente un semplice tocco, il che garantisce la massima intuitività d’uso.

Veloce come un fulmine, nitidezza impeccabile

L’avanzato sistema di autofocus consente di immortalare con la massima nitidezza perfino i soggetti più rapidi. A un sensore RGB+IR da 220.000 pixel sono associati 45 punti AF a croce, per un’eccezionale sensibilità in condizioni di scarsa illuminazione e un’ottima capacità di riconoscimento dei soggetti.

La fotocamera ideale per qualsiasi fotografo

La fotocamera EOS 90D è l’ultima arrivata nella gamma Canon dedicata alle reflex digitali, dove ogni modello rappresenta il perfezionamento e l’evoluzione del precedente. Il suo design familiare ma personalizzabile ti farà sentire immediatamente a tuo agio: i comandi sono facilmente accessibili e la fotocamera è ben bilanciata sia con i teleobiettivi lunghi che con gli obiettivi grandangolari corti dell’estesa gamma di ottiche Canon.

Connessa alla tua vita digitale

Il Bluetooth e il Wi-Fi integrati aggiungono un’ulteriore dimensione alla tua creatività. La fotocamera EOS 90D è compatibile con i dispositivi smart dotati della app Canon Camera Connect*, per semplificare la condivisione di immagini tramite messaggi e social media. La fotocamera può essere controllata anche in modalità remota, per ottenere immagini da punti di vista alternativi.*La funzionalità Bluetooth con l’app Camera Connect richiede che il dispositivo smart sia dotato di tecnologia Bluetooth versione 4.0 (o successiva). Richiede inoltre che il dispositivo smart sia dotato di sistema operativo iOS 11.4 (o versione successiva) o Android 5.0 (o versione successiva). Consulta le specifiche complete per ulteriori dettagli.

Tira fuori il regista che c’è in te

La fotocamera EOS 90D è un eccezionale strumento video, in grado di riprendere con una risoluzione fino a 4K e un frame rate massimo di 120p in modalità Full HD. La straordinaria tecnologia Dual Pixel CMOS AF, inoltre, garantisce una grande nitidezza e un’ottima qualità cinematografica. I collegamenti per cuffie e microfono permettono di acquisire contenuti audio degni dello splendore delle immagini.