Mario Perrone

Ideatore e titolare di FVproductions

L’annuncio della nuova Sony Alpha A7 R IV ha destato grande sorpresa, sia negli addetti ai lavori, sia negli utenti. La mossa di Sony getta parecchio scompiglio nel settore e vuole essere una dimostrazione di forza nei confronti dell’assalto della concorrenza, in particolare quella delle mirrorless medio formato, che negli ultimi tempi hanno cercato visibilità puntando sulla quantità di pixel del sensore, oltre che sul formato più grande.

Sony risponde alle mirrorless medio formato da 50 e 100 megapixel e alla concorrenza full frame da 45 e 47 megapixel con un nuovissimo ed inedito sensore retroilluminato Exmor R da ben 61 megapixel. Un dato che può lasciare qualcuno perplesso in merito alla densità dei pixel, valore che però è pari a quello delle APS-C da 26 megapixel, visto che è proprio questo il dato di risoluzione della modalità crop 1,5x messo a disposizione dalla fotocamera.

Tanti megapixel, ma anche tanta velocità: questo il binomio che vuole essere vincente sulla nuova Sony A7 R IV. La fotocamera è infatti in grado di scattare a piena risoluzione con autofocus attivo alla cadenza di ben 10 fotogrammi al secondo, con la possibilità di utilizzare anche la funzione di tracciamento dei volti e degli occhi. Si tratta della stessa cadenza del modello precedente, ma con il 43% in più di pixel ospitati sul sensore.

Fino a poco tempo fa per ottenere uno scatto del genere era necessaria un po’ di perizia e probabilmente anche un flash con supporto ai tempi di scatto rapidissimi. Oggi, anche grazie alle potenti luci LED a flusso continuo, è molto più facile, ma con Sony Alpha 7 R4 è davvero un gioco da ragazzi, tanto che le sequenze che ho scattato le ho fatte a mano libera. Con il 24-70mm GM F2.8 a tutta apertura e alla focale massima, per utilizzare 1/4000s di tempo di otturazione ho potuto utilizzare senza alcun patema la sensibilità di 1000 ISO, e con la raffica non ho dovuto nemmeno troppo preoccuparmi di azionare l’otturatore al momento giusto, dato che con una profondità di raffica di 68 scatti a piena risoluzione in formato RAW compresso si possono avere a disposizione quasi 7 secondi di sequenza. L’unico problema è forse la mole di dati generati, visto che RAW(C)+JPEG richiedono poco meno di 100MB a scatto. Servono schede veloci e capienti, ma Sony ne ha appena annunciate di nuove, per cui aprendo il portafoglio il problema è risolto.

A questo proposito è certamente benvenuta la novità di avere entrambi gli slot per schede di memoria SD compatibili con lo standard UHS-II, per cui non è più necessario mettere la scheda nello slot giusto e ricordarsi di selezionarlo da menu per avere il massimo delle prestazioni della macchina. Sony ha riservato alla sua nuova Alpha 7 R diversi piccoli miglioramenti, anche nell’ergonomia. L’impugnatura è stata resa più pronunciata e distanziata dal bocchettone, in questo modo la macchina è più facilmente impugnabile anche da chi ha le mani grandi. La ghiera di compensazione dell’esposizione ha guadagnato un meccanismo di blocco, per evitare rotazioni accidentali. Sony ha lavorato anche sul bocchettone stesso, ridisegnando le sei viti di ancoraggio, per rendere il sistema più solido e in grado di reggere senza problemi anche le ottiche più pesanti, come i super tele e gli zoom a lunghissima gettata. Riviste anche le guarnizioni per una maggiore resistenza a spruzzi, umidità e polvere

Sul fronte dell’interfaccia di fa notare in modo decisamente positivo l’adozione di un nuovo pannello OLED da 5,76 milioni di punti, che riporta la macchina ai livelli della più recente concorrenza e delle medio formato. Nell’uso la qualità del mirino è decisamente apprezzabile e l’esperienza molto meno stancante rispetto ai primi mirini elettronici.

A livello autofocus, Sony ha annegato ben 567 punti a rilevazione di fase sulla superficie del sensore e la messa a fuoco combina le loro misure con quelle delle 425 zone a rilevazione del contrasto per una messa a fuoco veloce e precisa. I punti a rilevazione di fase coprono il 74% del campo inquadrato in formato full frame, con una percentuale che sale al 99% ritagliando in formato APS-C. Confrontandomi coi colleghi presenti, abbiamo avuto la sensazione che il firmware delle fotocamere non fosse ancora perfettamente finalizzato: diversi di noi hanno registrato delle prestazioni decisamente inferiori a quelle a cui Sony ci ha abituato, soprattutto sul fronte del tracciamento di volto e occhi, meno stabile e preciso del solito. Sarà una delle caratteristiche da rivedere durante la recensione dopo il lancio, che avverrà in agosto. Nella gran parte degli scatti ha però dimostrato le sue potenzialità come è evidente qui sopra.

La stabilizzazione è al solito davvero efficace ed è fondamentale su un prodotto del genere, molto sensibile al micromosso. Il sistema Steady Shot che muove il sensore su 5 assi dichiara 5,5 stop di efficacia: come al solito in usi reali sono meno, ma la possibilità con una macchina da 61 megapixel di andare a mano libera di qualche stop oltre i tempi di sicurezza è sempre molto apprezzabile.

Scatto a 12.800 ISO, da notare le dimensioni ridotte del ritaglio a 600×400 pixel

Parlando di condizioni difficili, ho già accennato agli scatti a 1.000 ISO, che risultano perfettamente utilizzabili: tale comportamento si conferma in linea con quello della sorella R III, con una tenuta ottima al salire della sensibilità fino a 3200 ISO, con perdite di dettaglio visibili ma contenute anche a 12.800 ISO. La macchina ha una sensibilità nativa che arriva fino a 32.000 ISO (50-102.400 ISO in modalità estesa). Purtroppo l’analisi si può fermare solo a quella dei file JPEG, non essendo ancora disponibile l’aggiornamento per il convertitore RAW, per cui non è possibile dare una misura più quantitativa della gamma dinamica, dichiarata in 15 stop. Analizzando i JPEG però sembrano esserci buoni margini nel recupero delle ombre, sia utilizzando Adobe Photoshop, sia Capture One di Phase One, disponibile in versione Express gratis nella versione per Sony.

Le possibilità di recupero in scatti difficili, in alto con Capture One for Sony e in basso con Adobe Photoshop

La mancanza del supporto ai RAW del software Imaging Edge di Sony purtroppo rende impossibile anche l’analisi degli scatti Multi-Shot Pixel Shift, che restituiscono un’immagine a 240 megapixel con ogni pixel campionato sulle diverse componenti colore a partire da 16 scatti in rapida sequenza.

In sintesi la nuova Sony Alpha A7 R IV si presenta come un prodotto molto interessante che mantiene le prestazioni del modello precedente in termini di raffica e tenuta al salire della sensibilità, ma con il 43% di pixel in più a disposizione del fotografo. Dopo le mosse della concorrenza Sony ha quindi voluto piantare di nuovo la sua bandierina più in là di tutti. Da qui alle Olimpiadi 2020 di Tokyo sarà interessante vedere con quali colpi si sfideranno i vari marchi giapponesi, con in lista di attesaSony Alpha A9 II e le due mirrorless di Canon e Nikon equivalenti nelle prestazioni a D5 ed EOS 1D-X. Nel frattempo Sony Alpha A7 R IV si presenta come una tuttofare che saprà tentare molti fotografi, nonostante il listino sia stato ritoccato leggermente verso l’alto e ora faccia segnare la cifra di 4.000€.

 

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