Spark, la prova del drone per i selfie

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Primo quadricottero di Dji sotto i 300 grammi, si controlla con i comandi gestuali

 

A questo punto non manca più nessuno. Oggi abbiamo finalmente provato Spark, il nuovo drone di Dji che va a completare la sua linea di quadricotteri. A livello consumer, tralasciando quindi i mezzi professionali, Dji ha nel paniere il classico Phantom, il pieghevole Mavic Pro e ora si aggiunge questa pulce, il più piccolo di tutti.

 

Le dimensioni sono fondamentali perché Spark, senza paraeliche è bene precisarlo, pesa 295 grammi e sta quindi sotto la soglia dei 300 grammi. Una soglia fondamentale visto che, oltre a permetterci di pagare meno di assicurazione, consente di realizzare filmati professionali senza bisogno di patentino. Sotto quel peso, infatti, tutti gli scenari sono considerati non critici e basta registrarsi all’Enac come operatori per usare foto e filmati anche per lavori sotto compenso.

Spark, però, è anche un drone per amatori e principianti. È semplicissimo da usare e ha la particolarità di poter funzionare senza bisogno di radiocomando o dello smartphone.

La fotocamera di bordo — una 12 megapixel con sensore da 1/2,3 pollici che registra filmati in Full Hd — serve anche per il riconoscimento gestuale. Prima di tutto prendiamo in mano questa pulce di 143x143x55 millimetri e la accendiamo: la fotocamera scansiona il viso per riconoscerci e il drone inizia a fluttuare. A questo punto se gli si mostra una mano inizia a ricevere i controlli: se muovi la mano lui si sposta, se lo saluti si allontana e quando vuoi scattare una foto basta unire pollici e indici a formare un quadrato come fanno i registi.

fonte Wired

 

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