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NIKON D7500

La Nikon D7500  nasce con un obiettivo  molto ambizioso, quello di realizzare una fotocamera che  possegga il meglio (tecnologicamente) che si possa trovare sul mercato, mettendo insieme le qualità della D500 col nuovo modello.

Ad esempio  sensibilità ISO elaborazione immagini, durata della batteria saranno quelli della D500. Una qualità di immagine eccezionale la pone  come la migliore tra le sue rivali ( stessa classe). autofocus impeccabile, video 4K Ultra HD e pro-grade strumenti-tutti i creativi in ​​un ambiente confortevole, design robusto.Si tratta di una macchina fotografica per la nuova generazione di creatori.

ECCO ALCUNI DATI TECNICI

  • Qualità dell’ immagine eccezionale, gamma ISO, l’elaborazione delle immagini e la misurazione sono equivalente alla D500 .
  • Grande, schermo da 3.2” inclinabile 922K punti LCD con funzionalità touch
  • 51 punti sistema AF con 15 sensori a croce e gruppo-zona AF accoppiato fino a 8 fps  di capacità di scatto continuo
  • 4K HD e Full HD 1080p Video Ultra con audio stereo, il controllo dell’apertura di potenza, ISO automatico, 4K UHD Time-Lapse e altro ancora
  • Built-in Wi-Fi e Bluetooth per la connettività facile attraverso la Nikon SnapBridge App

Solo il corpo macchina  costa sui 1200 euro

In kit col  18-140 cirda 1650 euro

Nikon D5600

Nikon D5600

Perché la D5600 è davvero un’ottima macchina fotografica; con caratteristiche che la collocano a metà fra la “entry level beginner” Nikon D3400 (vedi Recensione Nikon D3400) e la quasi professionale Nikon D7200 (vedi Recensione Nikon D7200).

Il che la rende una macchina un po’ “amletica”.

Qualcuno infatti potrebbe essere tentato dallo spendere un po’ di meno, comprando la comunque ottima entry level D3400.

E qualcuno potrebbe invece essere tentato dal cercare da subito una performance maggiore, rompendo il salvadanaio e andando sulla quasi pro D7200.

Per aiutarti nella scelta, al capitolo “Nikon D5600 Opinione Finale” ti mostrerò quale potrebbe essere una strategia di acquisto corretta.

Intanto però, vediamo un po’ da vicino questa macchina fotografica ….

Nikon D5600 Corpo macchina e Design

La Nikon D5600 è, come si potrebbe dire di una ragazza, piccola ma di bell’aspetto.

Il corpo macchina pesa 465 grammi con batteria e memory card, 415 da solo, e misura 124 x 97 x 70 mm. E’ quindi decisamente portatile e comodo, ideale per fare street photography e turismo.

Infatti Nikon, come gli altri colossi del mondo Reflex, sta investendo moltissimo nella leggerezza e compattezza delle sue Reflex. Ed il motivo è semplice: vuole controbilanciare la concorrenza sempre più agguerrita delle macchine fotografiche mirrorless.

Come vedremo, proprio per questi motivo, i Kit Nikon D5600 “corpo macchina + obiettivo” montano la nuova serie di lenti retrattili Nikon.

La costruzione in monoscocca conferisce solidità alla camera, che però, come tipico per le macchine fotografiche di questa fascia, non è “tropicalizzata”.

L’impugnatura è insolitamente profonda, per una macchina di queste dimensioni; e anche chi ha le mani grosse la troverà molto comoda.

Nella parte posteriore, unica fra le Nikon formato ridotto, la D5600 presenta quello che è il suo aspetto più interessante: uno schermo LCD da 7,5 cm completamente snodabile.

Per poterne alloggiare le cerniere, i pulsanti sono sistemati  sulla parte destra, contrariamente a quanto capita in molti altri corpi macchina Nikon.

 

Come detto, lo schermo è completamente snodabile, con un range di movimenti molto ampi, rappresentati nella foto qui sotto:

Superiormente si trovano invece:

  • Nella parte centrale,  il flash incorporato, la slitta per i flash esterni e il microfono
  • Nella parte destra, la ghiera di comando della modalità di scatto (PSAM, auto, effetti e scene),  il pulsante di accensione, il pulsante di compensazione dell’esposizione, il pulsane di registrazione.  A lato della ghiera il comando per passare dalla modalità “mirino” alla modalità “liveview” (cioè, su schermo).

 

Nikon D5600 Caratteristiche tecniche in breve

Di seguito vediamo un elenco delle caratteristiche tecniche principali della Nikon D5600.

  • Sensore: 24,2 megapixel APS-C, ovvero formato ridotto
  • Processore: Expeed 4, ovvero il top della gamma a formato ridotto
  • Sensibilità ISO: da 100 a 25.600, espandibile fino a 102.400 (!!).
  • Autofocus: 39 punti AF di cui 9 a croce centrale; funziona anche in modalità liveview (cioè sullo schermo LCD)
  • Massima velocità di scatto: 1/4000 sec.
  • Minima velocità di scatto: 30 secondi, espandibile con scatto in modalità “bulb”.
  • Mirino: 95% di copertura e fattore di ingrandimento 0,82x
  • Compensazione dell’esposizione: da -5ev a + 5ev
  • Scatto continuo: 5 fps
  • Microfono / Speaker interni: Si
  • Connettività esterna: porta USB, porta HDMI (mini), microfono esterno, NO cuffie, wireless incorporato, Snapbridge System
  • Batteria: 970 scatti
  • Schermo: LCD, completamente snodabile, touchscreen, con 1040k punti.
  • Video: risoluzione 1920 X 1080
  • GPS: opzionale

Molte di esse sono “standard”, cioè le ritrovi un po’ in tutte le macchine di questa fascia di prezzo, e non fanno realmente la differenza nella scelta.

Alcune invece voglio commentarle brevemente, perché più importanti o caratteristiche della Nikon D5600.

Nikon D5600 Qualità dell’immagine

Parlo per prima cosa della qualità dell’immagine, perché é ciò che più di ogni altra cosa interessa al fotografo.

Ma, come vedremo, si potrebbe anche non parlarne più

Infatti, il sensore da 24,2 megapixel senza filtro passa basso, accoppiato con il processore di immagini Expeed 4, fornisce una qualità dell’immagine fantastica.

E di fatto, come dicevo, da quando Nikon lo ha introdotto per la prima volta con la D3200, si potrebbe quasi smettere di recensire questo aspetto.

Perché ormai tutte le Nikon, anche le formato ridotto della fascia entry level, danno una qualità dell’immagine assolutamente impensabile qualche anno fa, almeno a questi prezzi.

Qualità che resiste bene all’aumento degli ISO, anche se naturalmente non con la stessa efficacia di una full frame.

Da questo punto di vista insomma, c’è poco da dire: puoi comprare la Nikon D5600 ad occhi chiusi. Ora sai che è scontato, ma era importante dirlo!

Nikon D5600 Connettività

La Nikon D5600 presenta un altro elemento  che sta diventando “nuovo standard” per la casa giapponese: la connessione bluetooth con sistema Snapbridge, sviluppato apposta per Nikon.

Esso permette di creare un collegamento bluetooth, a basso consumo energetico, fra la macchina fotografica e lo smartphone o il tablet, per inviare loro i tuoi scatti in tempo reale.

La D3400, introdotta nella primavera 2016, è stata la prima macchina di questa fascia ad averlo. La Nikon D5600 segue a ruota, e credo che sarà lo stesso per tutti i nuovi prossimi modelli.

A completare la completa connettività della Nikon D5600, andando incontro alle esigenze di “sharing” del mercato, vi è un sistema wi-fi incorporato, che invece la D3400 non ha.

E che permette, tra l’altro, anche di controllare la macchina in remoto.

L’unico neo, ed è questo il motivo della presenza anche del Bluetooth Snapbridge, è l‘alto consumo della batteria da parte del wi-fi.

Nikon D5600 Schermo LCD

Lo schermo LCD snodabile della Nikon D5600 è, probabilmente, la ragione principale dell’esistenza di questa macchina fotografica.

Ed in effetti, non me ne vogliano i puristi, ma è veramente comodo.

Innanzitutto rende molto più agevole scattare su treppiede con la macchina molto in basso.

E poi moltiplica le tue possibilità di scatto, permettendoti di  vedere e inquadrare scene che, diversamente, ti costringerebbero a diventare un contorsionista.

Certo, tutto ha un prezzo: le cerniere dello schermo rubano moltissimo spazio, che viene tolto a possibili comandi diretti della macchina. E dovrai quindi passare spesso dal pulsante “Funzioni” per regolare i tuoi settings.

Così come, in modalità liveview, diminuiscono (e di molto) l’accuratezza e la velocità dell’autofocus.

Il mio consiglio quindi, è: non impigrirti, e usa il mirino tutte le volte che puoi, perché la fotocamera risponde molto meglio.

Con il vantaggio però che, quando non puoi, invece ti rinunciare allo scatto potrai utilizzare lo schermo LCD.

Sul quale tra l’altro, tramite il touch screen, puoi controllare tutte le funzioni principali della macchina fotografica.

Vediamo adesso qualche considerazione sul prezzo Nikon D5600, e sugli obiettivi in offerta col corpo macchina.

Nikon D5600 kit corpo macchina + obiettivo

La Nikon D5600 è proposta in vendita “solo body” e in kit con obiettivi zoom di varie lunghezze focali:

Prezzo Nikon D5600 corpo macchina: circa 750 eruo

Prezzo Nikon D5600 corpo macchina + obiettivo AF-P DX NIKKOR 18-55mm f/3.5-5.6G VR: circa 870 euro

Oltre all’ottica 18-55 mm, che ho messo perché è la più economica e la più venduta, ne esistono altre per le quali ti rimando direttamente ad Amazon.

I riferimenti di prezzo che ho messo sono, in questo caso, da prendere con le molle.

La Nikon D5600 infatti è  una macchina fotografica davvero appena uscita, credo a novembre 2016, cioè 3 mesi fa.

E quindi, rispetto al listino, c’è da vedere come si comporterà nella realtà il mercato.

Come sempre inoltre, rispetto ai prezzi dei grandi retailer online, è possibile ottenere ottimi sconti nei negozi fisici, prendendosi qualche volta un po’ di rischio in più. Soprattuto se, invece della garanzia Nital, si opta per la garanzia “Versione EU”.

Infine, alcune note molto importanti sugli obiettivi dei Kit proposti con la Nikon D5600:

  • In generale, sono una soluzione più economica rispetto al comprare corpo macchina e obiettivo separatamente. Per questo la consiglio sempre.
  • Presentano i nuovi motori di movimento Nikon, decisamente più silenziosi. Fatto particolarmente importante quando fai riprese video con il sonoro
  • Sono parzialmente retrattili: si tratta di una novità recente, messa in atto da Nikon per controbilanciare la concorrenze delle più piccole  e managgevoli fotocamere mirrorless.

Fare foto con la Nikon D5600

Parliamo adesso dell’esperienza di scatto con la D5600.

La macchina, anche con l’obiettivo montato, è leggera e maneggevole, senza però dare la sensazione però di essere una fotocamera da due soldi.

Si accende ed è pronta a scattare in meno di un secondo.

L’autofocus a 39 punti segue molto bene i soggetti, anche in movimento relativamente rapido. E mi è sembrato decisamente migliore di quello della D3400.

Ovviamente, la sua performance comincia a diminuire con l’abbassarsi della luminosità, ma è comunque piuttosto accurato ancora a -2EV, con le prime difficoltà vere che cominciano a -3.

Nella modalità liveview, invece, come già detto, la performance dell’autofocus diminuisce sensibilmente, in particolare con soggetti in movimento; rimanendo comunque accettabile (ma secondo me inferiore, per esempio, alle Canon di questa fascia di prezzo).

Lo scatto continuo a 5fps (per intenderci, la stessa velocità della fotocamera professionale Nikon D8100, che però, va detto, ha un sensore da 36 megapixel), ha un buon buffer e rende la D5600 una macchina adatta anche a fotografia sportiva e di azione.

L’utilizzo è abbastanza facile, anche se non velocissimo perché sono pochi i comandi diretti a disposizione.

Tuttavia, soprattutto se ti abitui a scattare in RAW, non soffrirai più di tanto, perché in post-produzione potrai fare tutte le regolazioni che vuoi.

Sulla ghiera dei comandi, oltre alle funzioni PSAM e auto, hai anche le modalità “effetti” e “scene”, che meritano di essere approfondite.

“Effects” della Nikon D5600

La nikon D5600 presenta 10 modalità di effetti speciali che puoi selezionare quando scatti.

Essi sono: night vision, super vivid, pop, photo illustration, toy camera effect, miniature effect, selective color, silhouette, high key, low key.

Si tratta di modalità di scatto che, anche se non le uso spesso, apprezzo molto: ci ricordano infatti che la fotografia, per prima cosa, è divertimento.

E quindi non c’è niente di male ad aggiungere ai tuoi scatti qualche effetto speciale.

Inoltre, il night vision permette di scattare foto a ben 102.400 ISO!

“Scene” della Nikon D5600

La modalità “scene” è quella che io chiamo, affettuosamente, la “nave scuola” di Nikon.

Con la modalità “scene” infatti:

  • Tu dai alla macchina le indicazioni sul tipo di scatto che vuoi fare
  • Lei ti da in automatico le impostazioni che giudica ottimali.

Gli scenari impostabili sono un bel po’: ritratto, paesaggio, bambini, sport, close up, ritratto notturno, paesaggio notturno, interno, spiaggia/neve, tramonto, alba, lume di candela, ritratto di animali, paesaggio autunnale, cibo, fiori.

Si tratta di una nave scuola perché, se non hai grande esperienza di fotografia:

  • Focalizzi da subito che differenti soggetti e situazioni hanno bisogno di differenti settings
  • Guardando le impostazioni che ti da la macchina fotografica, impari le regole di scatto e ti familiarizzi con i differenti possibili incroci delle variabili apertura diaframma / tempo d’esposizione / Iso.

Insomma, la modalità scene di fa apprendere rapidamente le regole di base della fotografia, avvicinandoti più rapidamente al momento in cui sarai in grado di romperle, consapevolmente, per cercare la tua espressione artistica unica.

Nikon D5600 Opinione finale

La Nikon D5600 è un’ottima macchina fotografica, in grado di produrre alta qualità di immagine, e di adattarsi a condizioni di fotografia non certo estreme, ma comunque molto, molto variabili.

Di fatto, in ambito Nikon, essa si trova a competere con due rivali: la D3400 e la D7200.

Se sei un  principiante infatti, può convenire comprare la D3400: è un’ottima macchina, più semplice da usare, molto meno costosa, e che può fare anche lei da nave scuola.

Se hai già esperienza invece, può valere la pena andare direttamente sulla D7200: spendi alcune centinaia di euro in più ma ti porti a casa  diverse caratteristiche tipiche delle fotocamere professionali, solo che il sensore è a formato ridotto. Cosa che però comporta un notevole risparmio di prezzo (e di spazio) rispetto alle pieno formato.

Quale può essere dunque una strategia di acquisto corretta?

Nikon D3400 vs Nikon D5600

Non scegliere la seconda per motivi di usabilità o qualità dell’immagine: la differenza fra le due infatti non vale la differenza di prezzo.

Scegli invece la Nikon D5600 se, per la tipologia di utilizzo che farai della macchina fotografica, lo schermo mobile e il wi-fi possono esserti particolarmente utili.

Nikon D5600 vs NikonD7200

In questo caso, chiediti:

“Sono disposto a spendere diverse centinaia di euro in più per una macchina che, ancorchè migliore, comunque non è una full frame?

E qui, deve essere soprattutto il tuo portafoglio a parlare!

Se hai un buon budget, togliti lo sfizio di andare direttamente sulla D7200: ha molti più controlli diretti, ed assomiglia di più a una camera pro. Solo, non avrai lo schermo LCD mobile.

Se invece sei un po’ tirato, risparmia i tuoi soldi e stai su una Nikon D5600.

Farai bellissime foto lo stesso, e ti terrai qualcosa da parte per comprare obiettivi, e accessori.  O magari per fare più agevolmente il salto su una full frame quando ne sentirai il bisogno.

fonte http://www.reflex-mania.com/nikon-d5600/

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Sony A99 II, la reflex che reflex non è

C’era un tempo in cui c’erano reflex e mirrorless, poi è arrivata Sony e ha portato la tecnologia Translucent. Lo specchio c’è (come nelle reflex) però è trasparente (il che l’avvicina alle mirrorless), e il vantaggio è che il fascio di luce può essere diretto sia al sensore principale che a uno dedicato per la messa a fuoco.

L’ultima nata della famiglia “α” (alpha) è la A99 II, una macchina che vuole sbaragliare la concorrenza ben più blasonata (e costosa). Presentata in anteprima a Photokina, la fiera della fotografia in corso a Colonia, questa nuova ammiraglia stupisce soprattutto per un dato: regge una raffica di 12 foto al secondo a 42 Megapixel. Aggiungiamoci che è anche full frame ed ecco che tutto è spiegato. La A99 II fa paura.

All’interno del corpo tropicalizzato e in lega di magnesio, troviamo il sensore stabilizzato su 5 assi (avanti-dietro, lati e rollio) e l’autofocus ultrarapido Hybrid Cross AF. Vale a dire che la macchina ora ha un sensore dedicato da 79 punti per la messa a fuoco, i quali si aggiungono ai 399 presenti sul sensore.

A livello video poi c’è anche il 4K a 30 fps. Insomma, una bestia che, appunto, fa paura, soprattutto se consideriamo il prezzo: 3.600 euro circa solo corpo.

fonte http://www.wired.it/gadget/foto-e-video/2016/09/20/sony-a-99-ii/

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Sony A99 Full Frame

A quattro anni di distanza dalla fotocamera full frame precedente, la A900, nel settembre del 2012 Sony ne ha annunciato l’evoluzione, la A99 (non consideriamo la A850, uscita un anno dopo la A900 e praticamente identica). E che evoluzione! D’accordo che quattro anni in ambito digitale sono un’eternità, ma al di là di questo va osservato che la A900 era una fotocamera molto tradizionale: niente video, niente Live View, ovviamente con un mirino ottico (peraltro splendido, e ritenuto da molti recensori dell’epoca il migliore in circolazione), un corpo macchina squadrato e solido, e ben pochi fronzoli. Una reflex vecchio stile, se vogliamo, che come tutte le Sony dell’epoca pagava un po’ la resa agli alti ISO rispetto alla concorrenza ma offriva una qualità spettacolare alle sensibilità più basse.

La recente A99, invece, segue una filosofia del tutto diversa, ed in coerenza con l’idea stessa alla base della famiglia SLT (Single-Lens Translucent; Sony non produce più reflex da quasi tre anni), punta molto sull’innovazione e sulla differenziazione dalla concorrenza più diretta. Ad esser pignoli, infatti, la A99 non è una reflex in senso stretto, perché non ha lo specchio: al suo posto c’è una pellicola semitrasparente che dirotta sul sensore dell’autofocus parte della luce in arrivo dall’obiettivo; il resto finisce sul sensore principale (uno CMOS da 24mpx), e da lì viene anche alimentato il mirino (elettronico, dunque).

Esiste già una mezza dozzina di fotocamere SLT ma sono tutti modelli con sensore APS-C; la A99 è la prima full frame, e chi avesse qualche perplessità sui mirini elettronici farebbe meglio a dare un’occhiata a quello della A99, perché in termini di qualità e comodità è davvero ottimo ed ha fatto ricredere parecchi scettici di nostra conoscenza; resta inteso che, trattandosi di un cambiamento non da poco, non è da escludere che qualcuno possa aver bisogno di un po’ di tempo per abituarsi: è evidente che il tipo di resa è diverso rispetto a quanto siamo abituati ad avere da un mirino ottico.

I vantaggi del mirino elettronico sono in sostanza quattro: il primo è che la visione non si oscura durante l’esposizione, il secondo è che si vede, in diretta, l’immagine ripresa, potendo quindi valutare e determinare in tempo reale l’esposizione, l’istogramma, il bilanciamento del bianco e qualsiasi altro effetto o regolazione che si stia applicando (questa funzione è peraltro disattivabile, anche perché altrimenti sarebbe impossibile usare la A99 in manuale con i flash da studio*). Detta in altri termini, mentre si sta lavorando non è più necessario fare avanti e indietro tra il mirino ed il display per vedere “com’è venuto” quello che si è appena fotografato; ovvero, si può inquadrare, regolare e valutare ogni fotografia in maniera fluida, senza mai staccare l’occhio dal mirino. Questo è un cambio radicale della modalità di utilizzo della fotocamera ed è una constatazione che, letta al volo in un test, stenta a disvelare appieno la sua portata; è piuttosto qualcosa che si percepisce con l’utilizzo prolungato nel tempo. E, non ce ne vogliano i possessori di reflex tradizionali, riesce poi difficile tornare indietro.

(*) Usando flash da studio, di solito si imposta la fotocamera in Manuale, con un tempo veloce ed un diaframma abbastanza chiuso. Ma così facendo, sia nel mirino che sul monitor LCD si vedrà in pratica il buio assoluto: la fotocamera non sa che di lì a poco voi esporrete con uno o più flash esterni, e si adegua mostrandovi quello che effettivamente verrebbe se scattaste con quei valori di tempo e diaframma e senza flash. Soluzione: nel Menu “Visualizzaz. Live View” (pagina 3 del terzo gruppo di Menu) selezionare “Effet. impos. disattiv”.

Il terzo elemento a favore del mirino elettronico è che quando la luce è davvero poca, l’elettronica viene in soccorso e rende l’immagine inquadrata più leggibile; questo vale anche quando si usano filtri ND. Il quarto vantaggio è che, quando si mette a fuoco a mano, il mirino elettronico consente l’uso del peaking (i punti a fuoco vengono “colorati”, così il fotografo è aiutato a capire cosa è a fuoco e cosa no) e dell’ingrandimento (porzioni dell’immagine vengono ingrandite al volo così da poter regolare di fino la messa a fuoco).
Lo svantaggio principale del mirino elettronico è che consuma batteria, quindi la A99 ha un’autonomia minore rispetto alle fotocamere di pari categoria. Specie lavorando molto col mirino, è difficile fare più di 350/400 scatti; è bene tenerlo presente e dunque la classica batteria in più che ci si porta dietro ad inizio giornata è meglio che diventino due. Peraltro, la A99 usa la solita batteria FM500H, uscita nel 2007 insieme alla A700 ed usata in quasi tutte le altre SRL/SLT uscite sin da allora (alcune entry level invece usano le stesse batterie delle NEX).

Il display orientabile consente di scegliere punti di ripresa particolari, aiutando la composizione delle immagini.

Dettagli fini e valori tonali estremi non sono un gran problema per la A99, che riesce a gestire ottimamente gli uni e gli altri.

Uno scatto a ISO 3200 a mano libera. Notevole la tenuta generale dell’immagine, che ha mantenuto il contrasto e la brillantezza originali.

Il corpo macchina
Non essendoci né lo specchio né, soprattutto, il pentaprisma (al posto di quest’ultimo, tra l’altro, si trova il sensore AF), la fotocamera non è particolarmente ingombrante; ed a dispetto della solida costruzione in lega di magnesio, pesa quasi un etto in meno della A900 (circa 810 grammi, batteria inclusa); a parte la Canon 6D, è la più leggera full frame in commercio. Resta comunque un oggetto sostanzioso e piacevole da impugnare, con una buona ergonomia complessiva; segnaliamo che il corpo macchina è a tenuta di polvere e umidità.
Va osservato che, essendo la pellicola fissa davanti al sensore, è davvero raro che sul sensore si depositi della polvere. Ne può finire sulla pellicola, ma è facile da pulire (e tra l’altro si può togliere); e comunque non verrebbe a fuoco, risultando quindi di fatto invisibile.
L’assenza dello specchio comporta inoltre una maggiore silenziosità durante lo scatto, e fa sì che l’autofocus a rilevamento di fase funzioni senza interruzioni anche durante le riprese video. Più in dettaglio, l’autofocus è duplice: quello principale ha 19 punti (di cui 11 a croce), quello secondario vede altri 102 punti direttamente posizionati sul sensore che informano la fotocamera sul colore e sulla distanza del soggetto. Sony chiama questa modalità AF-D (Depth Map Assist) ed in pratica funziona così: dopo che l’AF principale ha focheggiato sul soggetto, l’AF sul sensore aiuta la fotocamera a stargli dietro, cercando di prevederne il movimento. Questo sistema non fa miracoli (le fotocamere per la fotografia sportiva e d’azione sono in un’altra categoria, anche di prezzo) e funziona solo con alcune delle ottiche del sistema Alpha, ma è semplicissimo da utilizzare e migliora in maniera innegabile la percentuale di foto nitide. A migliorare le cose c’è anche il limitatore dell’area di messa a fuoco: premendo il pulsante “AF Range” sul dorso della A99 si può impostare un intervallo di distanze all’interno del quale far lavorare l’autofocus: davvero utile in molte situazioni sia per velocizzare la messa a fuoco quando si sa che i soggetti da riprendere si trovano o troveranno in un intervallo di distanze date, che per evitare che l’obiettivo, durante una sessione di ripresa, si metta a focheggiare sullo sfondo all’infinito oppure su qualcuno o qualcosa che si frapponga tra noi ed il soggetto inquadrato (è il classico caso di chi ci passa davanti mentre stiamo fotografando, facendosi agganciare dall’autofocus…). Con le ottiche macro e con i teleobiettivi è davvero un bell’aiuto.
Il display orientabile (la A99 è l’unica full frame ad averlo, al momento in cui scriviamo), è da 3 pollici e 1.230.000 punti, laddove il mirino elettronico (che usa tecnologia OLED) ha 2,4 megapixel di risoluzione.
Sul frontale del corpo macchina ci sono il pulsante (riprogrammabile) per la profondità di campo, un pulsantino con la sigla C di “Custom” pure riprogrammabile, una manopola “silenziosa” (descritta più avanti nella sezione Video) ed una delle due ghiere. La parte superiore ospita sulla sinistra la ghiera dei modi di esposizione (per azionarla va tenuto premuto il pulsantino di sblocco che si trova al centro), mentre a destra, intorno al display LCD, ci sono l’interruttore di accensione (coassiale al pulsante di scatto), un pulsante per illuminare lo schermo, uno per passare dal mirino al display, e quattro pulsanti che servono a regolare gli ISO (questo è riprogrammabile), la compensazione dell’esposizione, il bilanciamento del bianco e la modalità di avanzamento (singolo, a raffica, con bracketing dell’esposizione o del WB o dell’HDR, autoscatto…). Il dorso, infine, non è particolarmente affollato: alla sinistra del display c’è il pulsante Menu, mentre sulla destra, a parte una seconda ghiera, troviamo:
pulsante Movie, che avvia immediatamente la ripresa video (che così facendo avviene in totale automatismo; se invece si imposta la modalità Video con l’apposita ghiera dei modi di esposizione, si può intervenire su vari parametri di ripresa). Può essere impostato in modo da funzionare solo se sulla ghiera è già impostato il modo Video;

pulsante AF/MF, che come si intuisce passa dall’autofocus al manual focus e viceversa. Riprogrammabile;

pulsante AEL, per il blocco dell’esposizione. Riprogrammabile;

un joystick a quattro direzioni, per navigare tra i menu, e per confermare le varie opzioni scelte (premendolo al centro);

pulsante DISP(lay), per scorrere le varie visualizzazioni sul display e nel mirino;

pulsante Teleconverter Intelligente, che di default è assegnato allo zoom digitale. Personalizzabile;

pulsante Fn, per richiamare in un’unica schermata tutti i parametri di ripresa;

pulsante Play per visionare le immagini riprese;

pulsante AF Range, descritto poco sopra (che in alternativa può richiamare una guida sensibile al contesto).

Le due ghiere, a seconda del modo di esposizione impostato, consentono di regolare tempo, diaframma, valore EV (c.d. “Program Shift”), o la compensazione dell’esposizione. Sul fondello ci sono la presa per il treppiede ed il vano batteria, sul lato destro i due vani per le schede di memoria SD (ma uno dei due slot può ospitare una Memory Stick), e sul lato sinistro le prese USB, per l’alimentatore, l’uscita HDMI, i jack per microfono e cuffie. Qui si trovano anche il GPS ed il ricevitore del telecomando (quest’ultimo acquistabile separatamente).

Non ci avventureremo nella descrizione dei tanti menu disponibili. Sul CD abbinato (così come sul sito Sony) c’è un corposo manuale che li illustra uno per uno. In alternativa, può valere la pena dare un’occhiata ai validi eBook scritti dal fotografo americano Gary Friedman, che per una manciata di Euro costituiscono un ottimo rimpiazzo e complemento del manuale ufficiale. Il sito è qui (nota: non ricaviamo nulla se Friedman vende un libro in più: se li segnaliamo è perché sono ben fatti). In generale, come si conviene ad una fotocamera di questa categoria, la A99 ha un elevato livello di flessibilità e di personalizzazione (sette categorie per 21 pagine complessive; oltre 100 voci). Come sempre in questi casi, dopo un certo periodo di “affinamento” ogni fotografo troverà la configurazione più adatta alle proprie esigenze ed abitudini. Ci siamo sforzati di pensare a qualcosa che ci sarebbe piaciuto poter regolare e che non fosse regolabile da menu, ma non l’abbiamo trovata.

Una foto a ISO 2500, sempre a mano libera, scattata a 24mm utile a capire le dimensioni del dettaglio sottostante.

Un dettaglio al 100% della foto precedente. Anche qui, una resa davvero ottima sotto tutti i punti di vista (risolvenza, microcontrasto, colori).
Flash
C’era una volta la slitta portaflash vecchio tipo, che in inglese si chiama “cold shoe” perché era solo un innesto meccanico “freddo”, ovvero senza contatti, ed il lampo del flash veniva comandato tramite un cavo (il famoso PC Sync, dove “PC” sta per Prontor/Compur: i computer non c’entrano). Tempo dopo, diciamo negli anni ’60, c’è stato l’avvento della hot shoe: il cavo non serviva più e la sincronizzazione tra flash ed otturatore avveniva tramite contatti posti sulla slitta. Con gli anni ’80 e la nascita del TTL i contatti presenti sulla slitta sono aumentati, la standardizzazione è andata a farsi benedire ed ogni produttore ha dato vita ad un sistema proprietario (per cui un flash Nikon non si poteva usare su una fotocamera Canon e viceversa; e così via). Nel 1988 è toccato a Minolta lanciare il proprio standard, chiamato iISO (Intelligent ISO); e quando Sony ha acquisito da Konica Minolta la divisione fotografica, lo ha mantenuto sulle varie reflex e SLT via via prodotte. Le NEX invece utilizzavano un’altra interfaccia, pure proprietaria, chiamata Smart Accessory Terminal; e le videocamere Handycam un’altra ancora (Active Interface Shoe). Sony, bontà sua, nel 2012 ha deciso di uniformare il tutto e, a partire dalle fotocamere annunciate lo scorso settembre (A99, NEX-6, RX1), esiste per tutte un solo attacco, battezzato Multi Interface Shoe. Meccanicamente è compatibile con la slitta standard (ISO 518, per intenderci), per cui un vecchio flash con attacco standard si può innestare e funzionerà; ma la presenza di numerosi altri contatti fa sì che:
i flash con innesto MIS non si possono montare sulle slitte standard;
i flash con innesto iISO (vale a dire i flash Minolta, e tutti i Sony tranne il più recente HVL-F60M) si possono montare sulla MIS solo tramite adattatore (uno è fornito nella confezione della A99).

In altre parole: chi non fa uso di flash o al massimo ne ha uno, può stare tranquillo. Chi invece già possiede diversi flash (e trigger…), lavora in wireless e, insomma, con i flash ci lavora sul serio, farebbe bene a documentarsi con attenzione sulle compatibilità e sulle funzionalità del sistema Sony, che a nostro avviso ancora non è all’altezza dei corrispondenti Canon e, soprattutto, Nikon. La standardizzazione dell’interfaccia è una buona mossa (per quanto, lo comprendiamo, possa irritare chi abbia investito parecchio in prodotti con l’attacco iISO), ma siamo agli inizi e quindi da un lato bisognerà attendere l’arrivo di prodotti ed accessori compatibili da parte dei soliti fabbricanti “universali”, e dall’altro attendiamo implementazioni future che migliorino le prestazioni – ad esempio, il wireless flash sulla A99 soffre di un piccolo ritardo; Sony ne è consapevole, e suggerisce di congelare l’esposizione del flash usando il tasto FEL (Flash Exposure Lock), un rimedio che può andar bene per molte ma non per tutte le situazioni di ripresa.
(AGGIORNAMENTO: il firmware 1.02 rilasciato da Sony a fine Agosto 2013 dimezza il suddetto ritardo)
Il rumore della A99
Pur non essendo ai vertici della categoria, è comunque molto contenuto e, sviluppando il RAW, dall’aspetto gradevole simile alla vecchia grana fotografica.
Cliccando sulla miniatura si possono vedere tutti i crop al 100%.

Video
Abbiamo menzionato che l’AF funziona in maniera continua anche durante le riprese video; le fotocamere “non SLT”, durante le riprese video ed in Live View, possono solo usare l’autofocus a rilevamento del contrasto, come quello delle compatte, e non quello a rilevamento di fase tipico delle reflex, perché durante le riprese lo specchio è sollevato e dunque l’AF principale non riceve nulla. Ma questo è solo uno dei miglioramenti apportati alla sezione video. Sul frontale della A99 c’è una manopola (“silent controller”) che non genera alcun suono quando azionata e quindi è ottima per impostare varie regolazioni (selezionabili dall’utente) durante le riprese video; si può anche usarla, ovviamente, durante le riprese fotografiche, assegnandole altri parametri. La A99, infine, può esportare i video in formato non compresso usando l’uscita HDMI, offre una regolazione manuale dell’audio (mostrandone in diretta i livelli sul display LCD), ed ha una presa per cuffie, così da poter verificare in tempo reale la qualità dell’audio che si sta catturando.
La A99 può registrare video a 1920×1080 pixel di risoluzione e 60 frame per secondo progressivi, laddove le dirette concorrenti si fermano a 30 fps.

Tecnologia varia
Menzioniamo rapidamente altre caratteristiche tecniche che reputiamo degne di nota:
Velocità di scatto. La A99 scatta a 6 ftg/secondo, mantenendo l’AF sempre in funzione (ricordiamolo: niente specchio che deve andare su e giù…), che possono diventare 8 e 10 usando una porzione più piccola del sensore (formato APS-C per 8 ftg/sec). E’ fondamentale comunque dotarsi di schede di memoria veloci (leggasi 95 MB/sec) per poter mantenere questi ritmi.

GPS. C’è!

Riprese Panorama. Semplici come non mai: impostare il modo Panorama sulla ghiera, e scattare ruotando rigidamente il busto, un po’ alla Robocop, tenendo la fotocamera ben salda. Si ottengono foto strette e lunghissime.

MFNR e HHT. Per la serie “compro una vocale”, queste due sigle stanno per MultiFrame Noise Reduction e Hand-Held Twilight. In due parole, servono a fare foto con poco rumore quando c’è poca luce e non si dispone di cavalletto. La A99 scatta più foto a raffica e poi le “fonde”, producendo un’unica immagine. Poiché il soggetto è statico mentre il rumore è casuale, la A99 comparando le sei foto prova a discernere cosa è rumore e quindi lo elimina, usando le informazioni prese nei pixel adiacenti il pixel “rumoroso”. Se il soggetto si muove gli effetti sono imprevedibili ma difficilmente si otterrà qualcosa di buono. La differenza tra i due modi è che lo HHT è “autotutto” mentre con il MFNR si possono impostare i parametri di ripresa (ISO, compensazione dell’esposizione, lettura esposimetrica, ecc.)

HDR. Per gli amanti dell’HDR, c’è anche questo, che oltre a produrre le solite foto dall’aspetto fiabesco, aiuta non poco quando ci si trova dinanzi a scene che abbiano una gamma tonale molto ampia. La A99 scatta tre foto con esposizioni differenti e le fonde in una. Si arriva fino a 6 stop di differenza.

Face Detection, ovvero rilevamento visi. Non è soltanto un fronzolo per fotografi della domenica: funziona, ed aiuta quando si stanno scattando ritratti, velocizzando la messa a fuoco. Provare per credere.

AF Adjust. E’ possibile regolare di fino il funzionamento dell’autofocus per gli specifici obiettivi che si posseggono, nel caso si rilevi che qualcuno focheggi un po’ più avanti o indietro di quanto dovrebbe.

Automatismi e scene preimpostate. Pur essendo una costosa ed impegnativa fotocamera full frame, la A99 può essere anche usata in modalità “autotutto”, magari per passarla al volo a qualcuno a cui abbiamo chiesto di farci una foto.

Effetti immagine. “Fotocamera giocattolo”, “High-Key”, “Colori retro” (nel senso di d’epoca) ed altri sono delle elaborazioni in camera che possono essere utilizzate per alterare l’aspetto delle immagini e divertirsi a sperimentare qualche effetto speciale.

Stabilizzatore. Come sempre sulle reflex e SLT Sony, lo stabilizzatore è incorporato nel corpo macchina.
Le prestazioni
La A99 è una fotocamera piacevole da utilizzare, sufficientemente reattiva, con un esposimetro molto affidabile ed un valido autofocus. Peccato solo, con riferimento a quest’ultimo, che i 19 punti siano distribuiti sulla parte centrale del fotogramma; avremmo preferito una copertura più ampia. Davvero molto preciso il bilanciamento del bianco, che quasi mai abbiamo dovuto correggere. Un’osservazione: accendendo la A99 in situazione di forte luce artificiale (la classica stanza illuminata dalle sole lampadine domestiche), all’inizio c’è una forte dominante rossastra (com’è lecito che ci sia), ma – aspettando qualche secondo – il bianco diventa quasi perfetto.
Come detto, l’esposimetro si è rivelato molto affidabile e preciso; in qualche occasione ci è capitato, scattando una sequenza di foto identiche, di vederlo ingannato da qualche alta luce, trovandoci così una foto più scura delle altre (eravamo in ISO Auto, quindi la A99 ha scattato una foto a bassi ISO ma mantenendo tempo e diaframma di tutte le altre). Con l’eccezione di queste episodiche sottoesposizioni, la A99 ha superato brillantemente numerose prove sul campo producendo centinaia di immagini tecnicamente ineccepibili in diverse occasioni di ripresa, richiedendo pochissimo lavoro in post-produzione. Riteniamo infatti che una delle doti maggiori della A99 sia il produrre file molto equilibrati, mai eccessivi ma brillanti, senza cioè essere bisognosi di chissà quanta post-produzione per guadagnare impatto. Il 90% delle foto che abbiamo fatto ci sono piaciute così (parliamo dei RAW, beninteso), i ritocchi effettuati sono stati quasi sempre delle minuzie e, aggiungiamo, anche il bilanciamento del bianco in automatico ha fatto il suo dovere in maniera eccellente, costringendoci ad intervenire davvero poche volte.
Se abbinata ad un’ottica di rango, la A99 produce immagini di ottima qualità che non lasciano nulla a desiderare quanto a risolvenza, resa cromatica, pulizia, gamma tonale. I progressi della tecnologia sono enormi ed ormai non c’è neanche più da stupirsi se si tirano fuori stampe ottime (ben oltre il classico 20×30) a 3200 ISO e più. La presenza della pellicola semitrasparente assorbe un po’ di luce per cui, a parità di ISO (o meglio, visto che gli ISO col digitale sono un terno al lotto, diciamo: “cercando di ottenere foto dall’aspetto identico a parità di diaframma, EV, focale e tutto il resto”), alle sensibilità più elevate la A99 è un filo più rumorosa della concorrenza più recente. Il rumore si manifesta comunque sottoforma di una grana “secca”, ed il resto della foto (il microcontrasto, la brillantezza generale) rimane su buoni livelli, per cui, ammesso che proprio non lo si tolleri, si può facilmente trattare con uno dei tanti programmi dedicati.

Conclusioni
Partiamo dal presupposto che chi stia considerando se investire o meno più di 2000 Euro in un corpo macchina abbia già le idee abbastanza chiare. Una full frame ha una qualità superiore ad una APS-C di pari generazione, specie agli alti ISO, e rende meno problematico trovare dei grandangolari (anche perché recuperare ottiche del mondo a pellicola su una FF non comporta quel pseudo-allungamento della focale che si riscontra con l’APS-C); d’altro canto, però, i costi sono maggiori. Inoltre bisogna mettere in preventivo qualche etto e qualche centimetro in più da portarsi dietro. Non moltissimi, intendiamoci: non serve cambiare zaino, non stiamo parlando di un corredo medioformato, ma c’è comunque un leggero incremento. Tanto per dare qualche numero, le dimensioni della A99 sono 147x111x78mm ed il peso è di 812g (con la batteria); la top di gamma con sensore APS, la A77, pesa 732g ed è grande 143x104x81mm; come si vede, siamo lì. Chiaramente i numeri cambiano se il confronto viene fatto con una APS di fascia bassa, ma in questo caso stiamo parlando di due categorie di prodotto molto differenti.
Qual è la concorrenza della A99? La Sony, come prezzo e prestazioni, si colloca nella stessa fascia della Nikon D800 e della Canon 5D Mark III; ciò che la può rendere appetibile rispetto alle più consolidate concorrenti che vantano decenni di dominio del mercato (con conseguente maggior diffusione di obiettivi, accessori, migliore rivendibilità, ecc.) è proprio la sua diversità: il mirino elettronico (con quanto ne consegue, come descritto più sopra), l’AF continuo a contrasto di fase a 6ftg/sec nonché durante le riprese video e quelle in Live View, lo schermo orientabile, lo stabilizzatore incorporato, il video HD a 60 ftg/secondo sono elementi di differenziazione che, a seconda delle specifiche esigenze, possono risultare decisivi nella scelta.
Si potrebbe scrivere molto di più sulla A99: il libro di Gary Friedman citato più sopra è di oltre 600 pagine, ed il web è pieno di recensioni, test strumentali, esperienze d’uso. Noi, sommessamente, chiudiamo la nostra dicendo che mai prima d’ora, da quando esiste il digitale, i nostri pur esigenti occhi erano stati appagati come dalle foto fatte con la A99 e lo Zeiss 24-70 f/2.8.

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Norme sulla fotografia in Italia

Possiamo fotografare una persona per strada? Una pattuglia della polizia? L’interno di un negozio?
Chi ama fotografare, sia che lo faccia per hobby sia che lo faccia per professione, sa in che ostacoli può incappare quando si allontana dai primi piani dei rigatoni o dai tramonti per avventurarsi nella foto di strada, nei ritratti o nella cronaca. Mamme inferocite che gridano al pedofilo e pretendono il “rullino” con la foto del pargolo colto in quella bella espressione che ci aveva fatto rizzare le orecchie di buon ritrattista.Vigili ottusi che fanno spostare il treppiede perché occupa il suolo pubblico. Poliziotti che pretendono la formattazione della scheda perché inquadrati in un normale pattugliamento sulla pubblica via. Bottegai che non permettono scatti nel loro rivendugliolo nemmeno senza flash e cavalletto.

E una volta che lo scatto, bene o male, è stato portato a casa, cominciano altri problemi. Quella bellissima foto del concerto, in cui si vede il cantante e il pubblico, la potrò pubblicare sul mio sito? La foto del matrimonio la posso vendere a un’agenzia fotografica di stock photo? II passante lo posso pubblicare da qualche parte esercitando il “diritto di cronaca”? Per quanto riguarda gli scatti permessi e vietati, in Italia, più che nel resto del mondo, la situazione è resa confusa dalla mancanza di leggi specifiche, e da una miriade di regolamenti comunali, provinciali e regionali,e dall’interpretazione ballerina di varie leggi legate alla privacy, al diritto d’autore e al copyright. Per quanto riguarda invece l’uso che si può fare delle foto una volta scattate ci sono più certezze, sia quando le vogliamo pubblicare esercitando il diritto di cronaca, che però ha limiti non ben definiti, sia quando le vogliamo usare per un uso non giornalistico, come quando una foto viene usata per una pubblicità, per merchandising, oppure stampata su una maglietta o su una tazzina, o per una brochure di un’agenzia viaggi. Vediamo più in dettaglio cosa dice o non dice la legge sia per lo scatto sia per la pubblicazione.

La fotografia di strada
Un fotografo che si rispetti si porta la macchina in giro e se vede un bel soggetto, da una fontana a una persona, vuole fotografarlo. Indipendentemente dall’uso che farà poi dello scatto. In Italia la legge si limita a disciplinare la pubblicazione di queste foto, come vedremo più avanti, ma non c’è nessuna norma specifica che vieti di scattare foto per strada e non prevede consensi, licenze o permessi particolari da richiedere a chicchessia. Questo non vuol dire che possiamo inseguire mamma e figlio per tre isolati cercando di coglierli in un espressione particolare. Anche perché abbiamo detto che non esiste una legge specifica che ci vieta di fotografare, non che non esistono leggi che possano essere invocate per fermare il fotografo troppo invadente. Una di queste è contenuta nel codice penale, e più precisamente l’articolo 660 prevede una punizione per “chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo”. La pena? Arresto fino a sei mesi e fino a 516 euro di ammenda. Un articolo di legge che va interpretato ovviamente. Nessun giudice ci potrà condannare per molestia perché abbiamo scattato una foto, ma se ne abbiamo fatte duecento a una persona che ci ha pregato di non fotografarla, i presupposti per una denuncia per molestie ci sono tutti. Ci vuole buon senso.

Fotografare i monumenti
Un altro dubbio può insinuarsi in un fotografo alle prese con vigili troppo zelanti che proibiscono da un luogo pubblico di fotografare monumenti o opere d’arte esposti al pubblico. Hanno ragione a impedirmi di fotografare? La risposta è no, anche se in effetti le forze dell’ordine possono impedirci di posare il cavalletto sulla pubblica piazza invocando l’illegittima occupazione di suolo pubblico. Ma bisogna proprio trovare il pignolo per arrivare a tanto. In inglese la possibilità di fare questo genere di fotografie si chiama “panorama freedom’; libertà di panorama e una bella trattazione di questa libertà teorica che ci consente di poter fotografare un soggetto, un edifico o un’opera d’arte che si trovano in un luogo pubblico la troviamo su Wikipedia, all’indirizzo it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:PANORAMA. La libertà di panorama è sancita in dalle leggi nazionali sul copyright. In genere è possibile scattare senza problemi, anche se alcuni edifici o situazioni possono essere tutelati e le foto scattate non si potranno pubblicare senza liberatoria. Uno dei casi più eclatanti è rappresentato dalla Tour Eiffel. Niente ci può impedire di fotografarla giorno e notte. Ma se la immortaliamo dopo il tramonto non potremo pubblicare le foto in ambito pubblicitario, perché la sua illuminazione notturna è coperta da copyright. Potremo pubblicarla nell’esercizio del diritto di cronaca, ma non deve essere il soggetto principale della foto. Se la libertà di panorama consente di scattare foto, la loro pubblicazione non è però automatica. Anzi, spesso è il contrario perché ogni edificio o scultura è soggetto alle leggi sul copyright e la fotografia che lo riprende viola la legge sul copyright in quanto viene considerata un’opera derivata.

Niente libertà in Italia
Nel Regno Unito e in molti altri Stati vige la libertà di panorama, ma in Italia la normativa sul copyright non contiene alcuna eccezione per le fotografie scattate in luoghi pubblici e quindi la libertà di panorama teoricamente non è prevista. Non potremmo, per dire, pubblicare una foto del nuovo ponte di Calatrava a Venezia. Una scappatoia? È rappresentata dall’articolo 70 della legge 633 del 1941, che consente la riproduzione fotografia di opere con fini di critica o di discussione e purché non costituisca concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera. Molto fumoso, perché la pubblicazione in sé può essere configurata come concorrenza. Val la pena comunque di ricordare che in Italia il copyright sulle opere d’arte scade al settantesimo anno dalla morte dell’autore, per cui fotografare e diffondere un quadro, un monumento o un edificio dopo questo lasso di tempo non comporta alcun problema. Leonardo Da Vinci è morto da ben oltre 70 anni, ma non per questo entriamo spavaldi nel Convento di Santa Maria delle Grazie di Milano per fotografare il Cenacolo. Nei musei e in qualsiasi altro luogo privato, anche se aperto al pubblico, dobbiamo sottostare alle regole dei padroni di casa. E se c’è scritto che non si può fotografare, semplicemente non lo possiamo fare. II custode può sequestrare la macchina fotografica o la memory card? Assolutamente no: si tratta di una cosa che può fare soltanto l’autorità di polizia con contestuale redazione e consegna di un verbale. Se non vogliamo andare troppo per le lunghe, magari per aspettare l’arrivo della Polizia che a quel punto il custode o chi per esso immancabilmente chiamerà, se abbiamo fatto delle foto in un luogo dove era proibito farle, cerchiamo una soluzione diplomatica offrendoci di cancellare le foto incriminate dalla scheda o di formattarla davanti alla persona che sta facendo valere il suo diritto.

Scatti rubati alla polizia
Salvo casi particolari, come in prossimità delle zone militari, non c’è una specifica legge che vieti di riprendere le forze dell’ordine in aree pubbliche, anche durante azioni o manifestazione e anche se non siamo giornalisti iscritti all’ordine. Durante qualsiasi operazione di polizia è quindi legale fare fotografie, e pure riprendere gli agenti in volto. Infatti, quando non vogliono essere riconosciuti durante azioni nelle quali è fondamentale non svelare la loro identità, spesso vediamo che indossano i passamontagna. Non è che possiamo stare del tutto tranquilli, però. Perché le forze dell’ordine potrebbero procedere comunque al sequestro dell’attrezzatura nel caso sostenessero che abbiamo ripreso qualcuno nell’atto di commettere reato e che quindi i nostri scatti potrebbero essere utili ai fini delle indagini. Nel caso fossimo vittime di un sequestro di attrezzatura che riteniamo ingiusto potremmo invocare un abuso di ufficio del Pubblico Ufficiale, in nome dell’articolo 323 del Codice Penale. Ma non è il caso di arrivare a tanto. Abbiamo fatto una prova. volevamo fare degli scatti a una pattuglia della Polizia Stradale (113) all’opera in un normale controllo. La prima pattuglia ci ha vietato di fotografare. Avremmo potuto impuntarci e scattare lo stesso, ma la discussione avrebbe potuto degenerare in ostacolo alla loro attività e ci avrebbe fatto passare dalla parte del torto. Un’ora dopo abbiamo incontrato un’altra pattuglia alla quale abbiamo chiesto di poter fare qualche fotografia, promettendo loro di eliminare le foto con i volti delle persone e la targa del veicolo. Ci hanno consentito di fotografali senza problemi. Anzi, hanno indossato il berretto che avevano lasciato in macchina a dato una spolveratina ai fari. Abbiamo poi chiamato il Ministero dell’interno chiedendo se fosse possibile o no fotografare le pattuglie. Non hanno risposto né sì né no, ma ci hanno detto che, fissando un appuntamento, ci avrebbero mandato loro una “pantera” da fotografare. Ci vuole un po’ di diplomazia. Nient’altro.

Vendere i volti
Abbiamo visto all’inizio come nessuna legge, se non le molestie, ci vietino di fotografare gente per strada. Ma poi cosa possiamo fare legalmente di queste foto? A seconda di una serie di fattori le potremo pubblicare in un sito Web, in una rivista o nell’ambito di pubblicazioni commerciali come brochure o pagine pubblicitarie. Dobbiamo riferirci al diritto all’immagine, che trova risposte sia nel Codice Civile e sia nella legge sul diritto d’autore. L’articolo 10 del Codice Civile dice che non si possono pubblicare foto di una persona quando questa comporti pregiudizio al suo decoro o alla sua reputazione. Se vediamo un cittadino qualsiasi che si mette le dita nel naso non potremo quindi ragionevolmente pubblicarne la foto. L’articolo 96 della legge 633 del 1941 sul diritto d’autore dice anche che il ritratto di una persona (in pratica qualsiasi volto riconoscibile) non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il suo consenso. Una norma così, presa a se stante, farebbe chiudere i battenti a qualsiasi giornale e la maggior parte delle cartoline in circolazione sarebbero illegali: qualche volto di persone comuni appare sempre. Per fortuna viene in nostro soccorso l’articolo successivo della stessa legge, che recita così: “Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata”. Anche Brad Pitt con le dita nel naso non si dovrebbe pubblicare, quindi. Insomma, da questo punto possiamo stare tranquilli. Facciamo comunque attenzione che le persone ritratte non siano predominanti rispetto al contesto: un conto è una foto del Colosseo con qualche volto riconoscibile, un altro un primo piano di un cittadino qualsiasi. In quest’ultimo caso è meglio munirsi di liberatoria.

la Liberatoria risolve tutto
Il sito Dreamstime è un esempio emblematico delle regole che dobbiamo seguire per vendere i nostri scatti. Nella sua sezione normale, dalla quale i clienti comprano foto per usi non editoriali (non legati alla cronaca, per capirci), non si possono caricare foto che abbiano marchi, loghi, design riconoscibili, edifici protetti da copyright e volti di persone riconoscibili senza la liberatoria. Quest’ultimo è un documento da far firmare alle persone inquadrate in modo che consentano l’uso della loro immagine per ogni tipo di scopo legale, dalla pubblicazione su una maglietta a un layout pubblicitario. La liberatoria serve anche per foto riprese all’interno di musei o edifici privati, ma in molti casi è quasi impossibile ottenerla. Nel sito di Dreamstime è possibile scaricare modello di liberatoria ed è anche stata attivata recentemente anche una sezione “editorial” per usi legati alla pubblicazione nella cronaca di giornali e riviste. E qui le regole sono veramente diverse: sportivi, attori, gente lune ripresa in pubblico possono essere inseriti nel sito anche senza liberatoria. E, in questa sezione, si possono pubblicare foto con loghi e marchi, come quelli degli sponsor sulle divise degli, atleti ad esempio. In conclusione, nell’ambito del diritto di cronaca il fotografo, anche se non è un giornalista, ha le mani più libere. Ottenere la liberatoria è comunque il primo passo da fare per avere la possibilità di avere un utilizzo più ampio degli scatti. Con la liberatoria firmata dal genitore è possibile pubblicare anche foto di minori, naturalmente in contesti che non pregiudichino il loro decoro così come indicato per le foto dei maggiorenni. Le foto di nudo artistico non hanno limiti di pubblicazione, se non quelli dettati dal comune senso del pudore, dalla politica del media che le riporta e dalla presenza della liberatoria nel caso in cui il modello o la modella siano riconoscibili. Un bel fondoschiena, a meno che non sia quello di Rosa Fumetto nella mitica pubblicità di slip che ormai è più noto della sua faccia, non richiede liberatoria.

Pubblicare foto di minori
In questo caso, pur non sussistendo alcun divieto di ritrarre minori in pubblico,per la pubblicazione è sempre necessaria l’autorizzazione. Trattandosi di soggetto minore, quindi sottostante alla potestà dei genitori, saranno questi ultimi a dover rilasciare l’autorizzazione. Il problema si pone quando il minore convive con un solo genitore, quando i genitori sono separati o divorziati e quando uno solo di questi (ma non l’altro) rilascia l’autorizzazione. Nella prima ipotesi, ai sensi dell’art. 317-bis Codice Civile, l’esercizio della potestà genitoriale spetta al genitore con il quale il figlio convive. Di conseguenza,sarà sufficiente la sua autorizzazione. Negli altri due casi, pur non configurandosi un caso di potestà genitoriale esclusiva (cfr. artt. 316 e 317 Codice Civile), si ritiene sufficiente l’autorizzazione di un solo genitore, in considerazione del fatto che la stessa rientrerebbe tra gli atti di ordinaria amministrazione, i quali possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore (art. 320 Codice Civile). Deve, tuttavia, tenersi presente come la giurisprudenza di legittimità sia sempre più rigorosa nel tutelare il diritto dei minori alla privacy e alla riservatezza,in ottemperanza alle numerose Convenzioni internazionali intervenute nel corso degli anni sul tema. In particolare, la Suprema Corte ha sancito che il diritto alla riservatezza del minore deve essere assolutamente preminente, secondo le indicazioni derivanti dalle norme della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con la legge n. 176/1991, e tenuto conto altresì dei numerosi interventi in materia a livello comunitario. Ne deriva che “il giudice adito in relazione al denunciato abuso dell’immagine del minore, ritratto senza particolari cautele idonee a renderlo irriconoscibile, deve prendere in considerazione il contesto in cui si collocano le fotografie, al fine di stabilire se la riproduzione sia tale da danneggiare lo sviluppo psichico del minore ed il suo diritto alla riservatezza” (Cass. Civ., 5 settembre 2006, n. 19069).

Usare il treppiede in luogo pubblico
Nessuna normativa nazionale lo impedisce. Ci sono però le norme locali che comprendono la “tassa di occupazione del suolo pubblico”. Con il treppiede, infatti, si impedisce ad altri di fruire del suolo pubblico occupato. Un agente non può invitare il fotografo ad andarsene sulla base di articoli di leggi nazionali. Può farlo, però, nel caso il fotografo non abbia ottenuto l’autorizzazione dall’ente locale competente. Certo, chiedendo negli uffici comunali l’autorizzazione a usare il treppiede in varie zone della città in cui fare foto, forse si verrà considerati dei puntigliosi, ma almeno si sarà dalla parte della ragione. Sarà necessario indicare i tempi e i luoghi e la superficie occupata. Se proprio non si ha alcuna autorizzazione e si vuole comunque fotografare, conviene rivolgersi a qualche agente lì in zona e chiedere gentilmente se si possono fare un paio di foto usando il treppiede. La gentilezza apre più porte di tante autorizzazioni.